| categoria: sanità Lazio

Sos Uil, “A Roma sanità malata”

Il premier Matteo Renzi, oggi, ha tagliato il nastro del nuovo pronto soccorso dell’ospedale S.Spirito. A qualche chilometro di distanza, invece, la Uil Roma e Lazio presentava una mostra fotografica che, in un anno, ha immortalato tutti i malanni degli ospedali romani. E la polemica non ha tardato a scattare. «Quando si fa il taglio del nastro la prima cosa che si dice è grazie a chi lavora, a chi non si arrende alla logica dello sfascio. In Italia abbiamo mille problemi e limiti ma abbiamo una qualità del lavoro nella Sanità che pochi hanno al mondo» ha esordito il presidente del Consiglio mentre dall’altra parte il segretario generale della Uil Roma e Lazio Alberto Civica: «se Renzi facesse meno tagli di nastro e venisse a vedere le foto che abbiamo scattato capirebbe che le cose non sono come dice». Solo quattro mesi fa all’interno del reparto di chirurgia generale del S.Spirito «mancavano le sacche sterili per il drenaggio. I sanitari sono stati costretti a far riversare il sangue del paziente dentro un secchio» ha spiegato il responsabile sanità della Uil Roma e Lazio Paolo Dominici e poi ha illustrato tutti gli orrori dipinti in quelle immagini appese alle pareti del centro congressi Cavour, 2500 foto su disservizi negli ospedali romani e laziali. «Dovevamo esporle al San Camillo ma a meno di 24 ore hanno revocato il permesso perchè, hanno spiegato, mancano le vie di fuga. E mi chiedo come farebbero a scappare i pazienti, eventualmente», ha continuato Dominici. E intanto le immagini parlano da sè. In un nosocomio dei Castelli un uomo è sdraiato su una barella e per coprirsi utilizza dei fogli di giornale mentre attorno a lui molte altre persone stazionano su lettini di emergenza. Nella sala d’aspetto del San Filippo Neri si dorme sopra le panche mentre in altre fotografie si vedono fili scoperti, muri scrostati e, come nel caso di Ostia, coperture di amianto all’esterno del locale dove sono custodite le cartelle cliniche. Per la Uil, quindi, «la sanità del Lazio è malata e così muore». Ma la situazione che diventa ancor più pericolosa se si pensa ai fatti di Parigi: se accadesse a Roma «non ci sarebbero posti per i feriti a meno che non si buttino fuori dalle barelle le persone che ci stanno adesso», conclude Dominici

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