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NO-FLY ZONE/ Divieto di sorvolo su Roma, metal detector anche al Colosseo

Il cielo sopra Roma sarà chiuso al traffico aereo. Tutte le tratte, anche quelle commerciali, verranno deviate. L’allerta terrorismo ha richiesto una no-fly zone praticamente totale. In tempi relativamente recenti era successo solo in occasione dei funerali di Papa Wojtyla. E ora Roma non vuole rischiare: l’episodio dei Casamonica ha mostrato quanto siano blandi i controlli. Si corre ai ripari. Dall’8 dicembre al 20 novembre 2016, sarà vietato sorvolare la città. A spiegare i dettagli sul «dispositivo di sicurezza del Giubileo ai tempi dell’Isis» sono stati il questore Nicolò D’Angelo e il prefetto Franco Gabrielli.
La direttiva è tutta dedicata alla Capitale, duecento pagine, che si aggiungono alle altre disposte a livello nazionale ed emesse dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Viminale. Il principio, più volte chiarito, è che i cittadini devono aver ben chiaro che se si vuole andare allo stadio o a un concerto si va incontro a severi controlli. Perché solo così si potrà tentare di garantire la sicurezza di ognuno di noi.

IL NOTAM
Il prefetto ha anche spiegato come verrà gestito lo spazio aereo. E’ lo stesso Gabrielli a presiedere un tavolo permanente con Enac, Enav e Aeronautica militare, che ha poi difuso il Notam (ovvero la comunicazione destinata a quanti utilizzano lo spazio aereo) con la quale vengono definite le limitazioni per chi vola. Tutto questo, però, non salva dalla possibilità di un attacco dal cielo attraverso i droni. Per questo – ha aggiunto il prefetto – «lo sforzo che dobbiamo fare è di intelligence, di polizia giudiziaria e di apparati di sicurezza, per provare a intercettare preventivamente i soggetti che hanno intenzione di portare un nocumento attraverso l’utilizzo di questi mezzi.

E quando l’attività dì intelligence e di prevenzione non hanno funzionato e il velivolo si levato in volo cosa è possibile fare? Dal punto di vista ordinario stiamo potenziando il sistema di intercettazione, cioè un sistema radar che ci consenta di verificare la presenza di questi velivoli non autorizzati in maniera preventiva, con i limiti che sono propri delle tecnologie, perché sotto una certa quota anche i radar di terra non riescono a vedere.

Quando dovesse verificarsi l’intercettazione di uno questi velivoli sia un drone o sia un ultraleggero in determinate situazioni per le quali noi riterremo che quel contesto temporale possa essere di particolare attenzione, queste interferenze verranno gestite anche con l’ipotesi dell’abbattimento, ovviamente quando le condizioni lo favoriranno. È chiaro che l’ipotesi di abbattimento non è attivabile su centri abitati».

L’AVVISO USA
Nel frattempo, l’antiterrorismo del nostro Paese sta lavorando per prevenire qualsiasi possibile pericolo. È di pochi giorni fa “l’alert” inviato dal Fbi ai servizi segreti italiani sul rischio attentati: San Pietro e La Scala i possibili obiettivi L’America, con ogni evidenza, sospetta che l’Italia sia nel mirino dell’Isis: ancora ieri dall’ambasciata è partito un nuovo avviso ai cittadini, per segnalare che la polizia italiana aveva dato notizia di un individuo armato nell’area vicina all’ospedale San Giovanni, in via dell’Amba Aradam.

«È in corso una caccia all’uomo – hanno fatto circolare per email tra i loro concittadini – Evitate quest’area». Il riferimento era a quanto avvenuto nei pressi del nosocomio che si trova vicino alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Una notizia che nulla aveva a che fare con il terrorismo, ma la sede diplomatica ha voluto ugualmente segnalare ai connazionali il pericolo.
Intanto, dopo la collocazione dei rapiscan all’ingresso di San Pietro e i controlli già in via della Conciliazione, lo stesso “protocollo” verrà attuato al Colosseo. Sistemi di sicurezza rafforzati con rilevatori, probabilmente dei gabbiotti in vetro il più possibile non impattanti, che verranno installati all’esterno dell’Anfiteatro Flavio. Il modello anche in questo caso rimane l’esposizione universale di Milano: «Io credo che se teniamo lo stesso livello di sicurezza che è stato scelto per l’Expo non sbagliamo – ha spiegato il soprintendente Francesco Prosperetti – E lo facciamo noleggiando le medesime apparecchiature, che sono sul mercato».
Ma i risvolti dell’allerta terrorismo non si fermano qui. Il questore ha anche annunciato che ci saranno degli uomini in divisa sugli autobus e su tutto il trasporto pubblico di superficie, oltre a un sistema di videosorveglianza ulteriormente potenziato.

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