| categoria: economia

Giovedì il cda delle Ferrovie. Ento il mese nel vivo il processo per la privatizzazione

Conto alla rovescia per la privatizzazione di Ferrovie dello Stato e, forse, anche per il terremoto che potrebbe colpire i vertici del gruppo. Il primo appuntamento è fissato per giovedì 26 novembre, giorno in cui si riunirà il consiglio d’amministrazione. In quell’occasione, in cui appare del tutto improbabile che il board, in questa situazione di grande incertezza, affronti il tema delle nomine delle controllate Trenitalia e Rfi (dopo l’uscita dei rispettivi presidenti, Marco Zanichelli e Dario Lo Bosco), qualcuno potrebbe presentare le proprie dimissioni. Le opzioni possibili sono almeno due: potrebbero presentarsi dimissionari il presidente Marcello Messori e l’a.d Michele Mario Elia, che sarebbero divisi proprio sulla questione più importante, vale a dire la privatizzazione. Se così sarà, il Tesoro potrebbe limitarsi a sostituirli mantenendo l’attuale cda. Se invece nessuno dei due dirigenti intendesse farsi da parte, potrebbero essere gli altri consiglieri (almeno cinque su nove) a dimettersi per far cadere l’intero cda e consentire al Tesoro il ricambio, che palazzo Chigi reputerebbe necessario per accelerare sul fronte privatizzazione. Il Dpcm che deve dettare le regole dell’operazione, del resto, è quasi pronto. Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, in un’intervista alla Stampa, afferma che «è questione di giorni» e, secondo fonti di settore, il provvedimento del Consiglio dei ministri (che è il primo atto, seguito poi dall’esame parlamentare), dovrebbe arrivare entro la fine di novembre. È in quella sede che sarà sciolto il nodo delle modalità della privatizzazione, in primo luogo il perimetro del bene che viene messo sul mercato: Delrio vorrebbe cedere solo una quota di Trenitalia, lasciando che «l’infrastruttura resti in mano pubblica». Il ministro, che sottolinea come su questo scenario starebbe «convergendo il governo», anche se secondo quanto si apprende ci sarebbero in realtà delle resistenze all’interno dell’esecutivo, è infatti assolutamente «contrario alla quotazione della rete insieme ai treni. In tutta Europa l’infrastruttura ferroviaria è a maggioranza pubblica e neutrale, al servizio dei cittadini e della concorrenza. Persino in Gran Bretagna, dove era stata malamente privatizzata, la rete sta tornando sotto il controllo dello Stato. Una volta salvata la maggioranza pubblica dei binari sono disposto a discutere di ogni altra soluzione su quanto e come quotare il resto, a partire da Trenitalia».

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