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Merkel da 10 anni al potere, in crisi ma salda in sella

Angela Merkel compie 10 anni al potere, e questo accade in un momento difficile, difficilissimo per la cancelliera. Lo scontro politico sulla crisi dei profughi ha dato impulso a decine di analisi, che evocano il declino della donna più potente del mondo, nella sua Germania. E questo anche nell’equazione con il periodo nero del Paese, che riconquistata un’indiscutibile centralità viene colpito al cuore dallo scandalo Volkswagen. Non è la prima volta, però, che si preconizza la fine dell’era Merkel. E anche stavolta potrebbe non trattarsi dell’ultima. I fatti drammatici di Parigi potrebbero rilanciare la ‘Frau di ferro’, paradossalmente proprio sul tema della sicurezza, che l’ha indebolita. È ancora la leader di cui si fidano i tedeschi.

È la donna che, stando al New York Times di non molto tempo fa, nella Berlino in prima linea nella mediazione sull’Ucraina, come nella gestione dell’eurocrisi e del disastro greco – il fronte in cui sono franate le simpatie del sudeuropa per la cancelliera che con Wolfgang Schaeuble impone l’austerity – sarebbe in grado di esprimere “l’unica leadership del mondo occidentale”. Oggi, in pieno allarme terrorismo, e mentre i popoli d’Europa assistono costernati all’insorgere di una nuova retorica globale della guerra, la Germania non può permettersi di essere instabile. E si può leggere anche in questa direzione il segnale arrivato dall’assemblea della Csu bavarese: il covo dei falchi, che hanno contestato la linea adottata sui profughi e chiedono un “tetto limite” agli arrivi, flirtando con Viktor Orban. Da questa Baviera – 7 giorni dopo gli attentati di Parigi, e sotto la forte impressione provocata dall’allarme di Hannover, dove è saltata l’amichevole Germania-Olanda martedì – è arrivata comunque un’ostentata ovazione alla cancelliera. E le lodi di Horst Seehofer, per i 10 anni alla guida del paese. Tutto lascia pensare, insomma, che l’alleanza continuerà a trovare la necessaria intesa per governare.

Merkel approdò in cancelleria il 22 novembre del 2005. Dopo un round televisivo in cui mise al tappeto il cancelliere uscente SPD Gerhard Schroeder. Da allora, ha fatto fuori ogni possibile avversario, sul piano interno ed esterno. Ogni ritratto della sua esperienza col potere contiene l’elenco dei concorrenti (tutti uomini) eliminati dalla scena politica: Roland Koch, Stefan Mappus, Christian Wulff, Friedrich Mertz, nel suo partito. Ma anche Frank-Walter Steinmeier – oggi è suo ministro degli Esteri, perse le elezioni contro di lei, due volte fa. Il liberale Guido Westerwelle, che ha visto volare fuori dal Parlamento il partito dopo aver governato con l’Unione, di cui aveva preso voti. E l’asso finanziario dell’SPD Peer Steinbrueck, fuori gioco dopo averla sfidata nel 2013. La critica più maligna che si rivolge a Frau Merkel è quella di essere priva di convinzioni personali: non avrebbe idee. In realtà ha il merito di essere un politico in linea col sentire dei tempi: alle spalle le vecchie ideologie novecentesche, Merkel si lascia guidare innanzitutto dal buonsenso e, certamente, anche dal consenso.

Restando per ora in equilibrio. Cresciuta nell’ex DDR, figlia di un pastore evangelico, laureata in Fisica, immune da vanità e avidità, infilata in una ‘divisa’ (sempre la stessa giacca, gli stessi pantaloni, cambiano solo i colori, ma solo Karl Lagerfeld la critica per questo), questa donna ha svecchiato i cristiano-democratici di Helmut Kohl. Impresa avviata con una pugnalata al suo padre politico prima – ne prese abilmente le distanze nello scandalo dei finanziamenti ai partiti – e con un politica spregiudicata poi. Emblematica la rinuncia all’energia nucleare dopo Fukushima, ma sono indicativi il suo sì a quote rosa e salario minimo. Così i cristianodemocratici hanno potuto finora governare coi socialdemocratici, puntare all’alleanza coi Verdi e contare su un consenso stellare (per mesi hanno mantenuto il 42% dei consensi, con la crisi dei profughi sono crollati fino al 34, ma restano in vantaggio di 10 punti rispetto all’SPD e sembrano in ripresa). “Merkel 1, Merkel 2, Merkel 3, Merkel 4?”, titola la Sueddeutsche Zeitung, dedicandole un profilo per la ricorrenza di domani. È la domanda di tutti. Per il giornale socialdemocratico la cancelliera è “ben lontana dalla fine” del potere. Del resto alternative, spiega anche in questi giorni a Berlino il politologo Henfried Muenkler, non se ne vedono. Wolfgang Schaeuble sarebbe troppo anziano, e troppo leale. Mentre, proprio sui profughi, Merkel sta riempendo la leadership di ‘visione’, in una Germania sempre più “matura”.

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