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Lazio in crisi, ritiro a tempo indeterminato

Tutti in ritiro a tempo indeterminato. Il pareggio contro il Palermo non è bastato al patron Lotito, contrariato per la prestazione offerta dalla squadra di Pioli che era chiamata al riscatto dopo tre ko consecutivi (derby compreso). E così, da stasera, giocatori (il primo ad arrivare è stato Candreva) e staff resteranno nel centro sportivo di Formello almeno fino alla sfida di giovedì contro il Dnipro, in cui i biancocelesti potranno ottenere il passaggio del turno in Europa League. A preoccupare di più, però, sono le sorti dei laziali in campionato ed è probabile che la ‘clausura’ si protragga fino a sabato (risultati permettendo), quando Biglia e compagni partiranno alla volta di Empoli. Per la Lazio si tratta del secondo ritiro stagionale dopo quello provocato dalla debacle di Napoli, rimediata a settembre. Ma oggi sul banco degli imputati ci sono finiti un po’ tutti, compreso Pioli che questo provvedimento lo ha subito di più di quello nato dopo il 5-0 del San Paolo e che, nei prossimi match, si giocherà gran parte del credito accumulato lo scorso anno. A dirigere la seduta di scarico mattutina non è stato l’allenatore emiliano, protagonista invece di un lungo confronto con il ds Tare, ma nemmeno il suo vice Murelli (in campo c’erano gli altri membri dello staff), che ieri ha redarguito a brutto muso Cataldi, colpevole di essersi messo a ridere in panchina mentre la Lazio era in svantaggio. Segno dell’evidente nervosismo che si vive in casa biancoceleste, dove ormai i big, distratti forse dal mercato (Anderson, Candreva e Biglia) e dai mancati rinnovi (Lulic e Marchetti, che però potrebbe trovare un’intesa fino al 2018), sembrano andare per conto loro e dove manca lo spirito di gruppo che ha contraddistinto la passata stagione. «Posso risollevare la squadra? Assolutamente sì», ha assicurato ieri Pioli dopo il pareggio dell’Olimpico. Poi oggi è scattato il ritiro. L’auspicio, a Formello, è che sortisca lo stesso effetto di quello post Napoli, da cui sono nati i successi con Genoa, Verona, Saint-Etienne e Frosinone. Altrimenti la situazione potrebbe precipitare un po’ come accaduto ai tempi di Petkovic, nell’ormai classica crisi del secondo anno biancoceleste.

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