| categoria: Il Commento

Il convitato di Pietra e la temerarietà turca

di Maurizio Del Maschio
Due eventi, apparentemente lontani ma intimamente legati, hanno suscitato l’uno commozione e partecipazione e l’altro tensione e preoccupazione. La vicenda terrena di Valeria Solesin, una figlia di Venezia, una ragazza come tante altre che si affacciano faticosamente alla vita in questo tempo ostile ai giovani, si è conclusa. Stava formando la sua identità, il suo ruolo nella società. Invece, come molti altri, a Parigi come altrove, è stata stroncata nel fiore della sua giovinezza. Ha avuto un funerale di Stato imponente, preceduto
dall’allestimento di una camera ardente nella casa comunale di ca’ Farsetti. In Piazza San Marco c’era tutto. Lo Stato era presente con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, il Prefetto e numerose autorità militari. C’erano altre autorità civili, prime fra tutte il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il Sindaco Luigi Brugnaro, che non ha mancato di dare una stoccata al governo che non fa tutto ciò che deve per consentire ai giovani di non emigrare all’estero per tracciare un futuro dignitoso alla propria vita contribuendo a migliorare la loro patria. C’erano i familiari, il fidanzato e gli amici. C’era pure una folla di gente comune, commossa e muta. Un funerale civile, ha chiesto il padre Alberto, dal momento che sua figlia non ha avuto una educazione religiosa. Civile, sì, ma non “laico”. Infatti, sono intervenuti i rappresentanti di varie comunità religiose, dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, al Rabbino Capo della città lagunare Shalom Bahbout, dall’Archimandrita greco-ortodosso Evangelos Yfantidis
all’Imam dei sunniti di Venezia Muhammad Amin al-Ahdab. Eppure, mancava qualcuno, qualcosa
di essenziale per rendere completa la cerimonia. Mentre tutto, in quella piazza, come una sorta di
convitato di pietra, parlava della gloria della potenza veneziana basata sulla fede cristiana e sulla
croce, in omaggio a quel “rispetto” per tutte le religioni che impedisce ai nostri piccoli di capire
cos’è realmente il Natale, non c’è stato alcun riferimento ai valori fondanti della civiltà occidentale
ed europea in particolare. Persino il Patriarca di Venezia ha evitato di pronunciare parole scomode,
dissimulando persino la propria fede. Lo ha fatto, invece, il rabbino che, con coraggio tipicamente
ebraico, ha sfidato il politicamente corretto parlando di spiritualità, di Dio e recitando il salmo 120.
Ma è il capo spirituale di una minoranza assoluta, per quanto storicamente e culturalmente
importante per Venezia. In tale vuoto di ideali, di valori e di principi spirituali, si è gettato a
capofitto l’Imam che, con una preghiera pronunciata in chiave islamica, ha invocato la pace di Allah
su Valeria, su Venezia, sull’Europa e sul mondo. È un segnale esplicito ed inquietante: nel vuoto di
valori spirituali che caratterizza l’Europa si insinua l’islam, che ha sempre l’obiettivo di divenire
religione universale, per mettere tutto sotto la protezione di Allah. Nessuno ha avuto il coraggio di
aggiungere al termine “terrorismo” l’aggettivo “islamico” che lo qualifica inequivocabilmente.
Sembrerebbe slegato, ma non lo è, l’episodio dell’abbattimento del Sukhoi 24 russo da parte di un
missile turco. Ciò rientra nella medesima strategia dei mujaeddin: impedire agli infedeli di
penetrare nell’ecumene islamica. Il Presidente Vladimir Putin ha assicurato che l’episodio, in cui ha
perso la vita uno dei due piloti russi, non rimarrà senza conseguenze. La circostanza rischia di
allargare e complicare il conflitto, poiché la Turchia, la quale afferma finora senza prove concrete
che il caccia ha sconfinato nel proprio spazio aereo, è un Paese facente parte parte della NATO. In
base alla normativa del trattato, quando un Paese viene aggredito gli altri dovrebbero intervenire,
ma trattandosi di un incidente militare in cui è coinvolta la Russia, molto probabilmente come parte
lesa, occorre molta cautela. Barack Hussein Obama, sia pure gettando acqua sul fuoco, non ha
mancato di dar prova della sua ambiguità in politica estera affermando che la Turchia ha il diritto di
difendersi. Difendersi da chi? Da che cosa? Non si sono ancora spenti gli echi del G20 riunito
proprio in Turchia, ad Antalya il 15 e 16 novembre e già i buoni propositi si sono sciolti come neve
al sole. Anche avesse leggermente sconfinato in territorio anatolico, l’aereo russo non era impegnato
in una missione ostile alla Turchia. Purtroppo, si finge di non capire che Ankara sta
pericolosamente giocando su sue tavoli. Da un lato sostiene i ribelli ad Assad e dall’altro si dichiara
contraria allo Stato Islamico e perciò in linea con gli alleati occidentali.
Occorre riconsiderare il mutato scenario in quella parte turbolenta del Mediterraneo. La Turchia di
oggi sta allontanandosi progressivamente dal modello ideale kemaliano per riprendere i connotati di
uno Stato islamico. Diviene sempre più concreto il rischio di un nuovo imperialismo turco sotto le
mentite spoglie di una repubblica islamica al posto dell’antico sultanato. Per questo motivo
occorrerebbe valutare l’opportunità che un Paese come la Turchia attuale possa continuare a far
parte dell’alleanza atlantica, dato che sta seguendo una deriva l’allontana dall’Europa e l’avvicina al
mondo arabo. È opportuno riconsiderare le alleanze. È molto più affine all’Europa occidentale la
Russia rispetto alla Turchia. Questo è certo e gli Stati Uniti se ne devono fare una ragione.

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