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Il piano di Abaaoud, kamikaze alla Defense con un complice

Un nuovo attentato, spaventoso, in pieno giorno alla Defense, il quartiere degli affari di Parigi, il colpo di grazia che avrebbe dovuto mettere in ginocchio la Francia: Abdelhamid Abaaoud, la «mente» degli attacchi terroristici, era pronto a sferrarlo. L’avrebbe fatto, insieme con un complice, se gli uomini del RAID non avessero dato l’assalto, all’alba del 18 novembre, al suo covo di Saint-Denis. Le parole di Francois Molins, procuratore di Parigi, sono arrivate come una cascata questa sera. Finalmente, gli oltre 3.000 verbali stilati dagli inquirenti stanno dando i frutti sperati. Dei commando che hanno seminato morte e terrore la sera del 13 novembre, uccidendo 130 persone, si conosce ormai quasi tutto: spostamenti, contatti, ripensamenti, fughe, armi. Tutti i componenti dei commando sono morti, resta in fuga Salah, il più giovane dei fratelli Abdeslam, con un complice, Mohamed Abrini. Per entrambi è stato spiccato mandato d’arresto internazionale. Si trovano probabilmente in Belgio, anche se oggi è entrata in azione in Vestfalia, per verificare delle segnalazioni su di loro, anche la polizia tedesca. Confermato lo stato di fermo in Francia per Jawad Bendaoud, il francese che ha alloggiato i terroristi nel covo di Saint-Denis. Per lui la situazione si fa di ora in ora più difficile, anche per le ammissioni della sua amica, fermata con lui e poi rilasciata: «sapeva qualcosa». Un concetto ribadito anche dal procuratore: Bendaoud ha messo a disposizione un suo appartamento per ospitare i terroristi in cambio di un compenso, li ha accolti il 17 novembre e «non poteva non sapere». Abaaoud, «mente», ma non solo: un kamikaze pronto a tutto, astuto e determinato, lucido e spietato oltre che infaticabile. Coordinatore più che «mente» (gli inquirenti sono convinti che il mandante sia in Siria), il ventottenne belga è addirittura tornato sul luogo del crimine più atroce, il massacro del Bataclan, probabilmente a piedi visto che la città era bloccata. Lo ha fatto mentre l’assalto degli uomini del BRI (le teste di cuoio) era ancora in corso ed è stato «tracciato» grazie agli spostamenti del suo cellulare. Gli inquirenti stanno ovviamente tentando di capire per quale motivo sia tornato, se aveva un piano o semplicemente per verificare. La Procura ha ormai anche appurato – pure se Molins è rimasto prudente – che il terzo kamikaze morto nel covo di Saint-Denis è lo stesso terzo uomo della Seat nera usata per sparare contro i clienti dei bistrot. Nell’auto c’erano dunque Abaaoud, Brahim Abdeslam e un altro uomo, lo stesso che nel covo assaltato dagli uomini del RAID (i reparti speciali) è morto con Abaaoud e la cugina Hasna. E lo stesso che si sarebbe dovuto – secondo le frasi più drammatiche pronunciate dal procuratore – immolare con Abaaoud alla Defense. Tutto era pronto, fissato, la strage sarebbe stata compiuta il giorno stesso in cui la polizia li ha inchiodati nel loro covo, al massimo il giorno dopo. Nel cuore degli affari parigino, fra banche, società finanziarie e il più vasto centro commerciale di Francia, «Les Quatre Temps». Mentre il puzzle sembra ricomporsi, molte incognite restano legate all’introvabile Salah, sempre in Belgio, forse in Germania o altrove. Con lui potrebbe esserci l’uomo nuovo delle indagini, Mohamed Abrini, 30 anni, belga-marocchino, avvistato due giorni prima degli attentati di Parigi insieme con Salah. La polizia federale belga ha diffuso un identikit ed ha lanciato un appello ad eventuali testimoni. In corso ancora, a Parigi, gli esami della Scientifica sulla cintura esplosiva ritrovata ieri sera a Montrouge, la banlieue dalla quale Salah chiamò i due complici a Bruxelles per farsi riportare in patria.

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