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Morto in Iraq l’assassino di Arrigoni, combatteva per l’Isis

È morto in Iraq «dove combatteva per l’Isis» Mahmoua al-Salfiti, uno degli assassini di Vittorio Arrigoni, rapito e ucciso a Gaza nel 2011. «Mahmoud al-Salfiti, che ha partecipato alla morte dell’infedele italiano Arrigoni e poi bvenne incarcerato da Hamas e riuscì a fuggire cinque mesi fa e arrivare nello Stato islamico è morto da martire nella battaglia per Anbar», recita il messaggio comparso su alcuni siti del network jihadista, accompagnato da una foto di al-Salfiti. Fonti della sicurezza palestinese hanno confermato la sua morte. Al-Salfiti (nome di battaglia Abu Khattab), 28 anni, era fuggito da Gaza a giugno, dove scontava un ergastolo, ridimensionato poi ad una reclusione di 15 anni. Aveva beneficiato di un permesso in occasione del Ramadan, il mese di digiuno islamico. Poi si e’ dileguato. Il 22 giugno scorso aveva telefonato ai familiari a Gaza: «Sto bene», aveva assicurato, «state tranquilli», aveva aggiunto confermando di essersi unito all’Isis. Infine il passaggio in Siria, forse attraverso l’Egitto, e l’Iraq. Arrigoni, un volontario del Movimento Internazionale di Solidarieta’, venne sequestrato il 14 aprile del 2011 da una cellula salafita (che esigeva la liberazione di uno sceicco detenuto da Hamas e altri militanti jihadisti in cambio della salvezza del volontario italiano). I rapitori lo ripresero in un video, bendato e col volto insanguinato, in cui lanciavano un ultimatum. Nel filmato accusavano il volontario di diffondere «i vizi occidentali», il governo italiano di combattere contro i Paesi musulmani e Hamas di lottare contro la Sharia. Il cadavere di Arrigoni, che aveva 36 anni, venne ritrovato in un appartamento di Gaza City da miliziani di Hamas, alla fine di un blitz. Era stato soffocato. Due rapitori rimasero uccisi in uno scontro a fuoco con i miliziani di Hamas, mentre altri quattro – catturati in quei giorni – vennero processati da un tribunale militare. Di loro, dietro le sbarre, ne resta uno solo. A Gaza, molti ancora ricordano ‘Vik’ Arrigoni, e la sua dedizione assoluta alla causa palestinese, e non si capacitano della sua brutale esecuzione.

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