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Gabriele Ciampi, primo compositore italiano alla Casa Bianca

Un primato che lascia il segno. Classe 1976, Gabriele Ciampi sarà il primo compositore italiano e direttore d’orchestra ad esibirsi davanti al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e alla First Lady Michelle Obama all’interno della Casa Bianca, in un concerto esclusivo per il tradizionale ‘White House Holiday Tour’, evento annuale organizzato dalla famiglia presidenziale per un pubblico selezionato. L’invito è arrivato direttamente dalla First Lady americana e aggiunge un altro prestigioso riconoscimento alla carriera del Maestro italiano che per l’occasione dirigerà l’Orchestra George Washington University (35 elementi), una delle principali università americane specializzate in arti, presentando il suo concerto per pianoforte e orchestra in La maggiore, già eseguito nel 2012 dal pianista David Osborne, sempre al White House Holiday Tour, e che verrà proposto domani, lunedì, al Teatro Dal Verme di Milano in un concerto diretto dal Maestro. «Il mio rapporto con la Casa Bianca – racconta Ciampi all’Adnkronos – è iniziato nel 2012, quando il pianista David Osborne ha eseguito il mio concerto per pianoforte e orchestra davanti al Presidente e alla First Lady, proprio durante un evento del White House Holiday Tour. Ho sempre considerato gli Stati Uniti come la terra delle opportunità, dove tutto è possibile se si lavora duro. A seguito della pubblicazione in America del mio cd ‘The Minimalist Evolution’, ho scritto direttamente alla First Lady una lettera allegando una copia del mio album. Dopo qualche mese ho ricevuto una risposta del tutto inaspettata, con apprezzamenti sulla mia musica e con l’invito ufficiale a presentare un programma da concerto per uno degli eventi del ‘White House Holiday Tour’». L’Italia non poteva mancare all’appello: nel 2012 Gabriele Ciampi ha ricevuto la medaglia ‘Eccellenza Italiana’ dal Senato della Repubblica Italiana per le composizioni originali dello spettacolo teatrale ‘Neve’. A novembre dello stesso anno ha vinto anche il premio ‘Instrumental Artist of the Year’ ai Los Angeles Music Award con i brani ‘Piano Concerto’ e ‘Neve’ come migliori composizioni originali. Brani eseguiti il mese successivo alla casa Bianca da David Osborne, come il Maestro ha ricordato. L’America ha dato subito segnali chiari nei confronti di questo giovane compositore. Lo scorso anno, infatti, è uscito negli Stati Uniti il suo progetto discografico ‘The Minimalist Evolution’, presentato con un concerto a Los Angeles in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. E, come se non bastasse, il Maestro Ciampi è stato anche selezionato per ricevere il riconoscimento ‘Primidieci-Under 40 2014’, assegnato dalla PrimiDieci Society, in partnership con la Italy-America Chamber of Commerce of New York, a dieci personalità di origine italiana sotto i 40 anni, che vivono negli Stati Uniti e che si sono distinte per la qualità dei loro progetti e per la professionalità dimostrata nel loro settore. L’Italia, però, è sempre più desta tanto che la Fondazione ‘I Pomeriggi Musicali’ ha invitato il Maestro Ciampi ad esibirsi nella propria stagione classica e sinfonica. E la novità assoluta sta proprio qui: un compositore contemporaneo all’interno di una stagione classica. «Al di là della grande importanza che ha per me il concerto che terrò al Teatro Dal Verme di Milano il 30 novembre prossimo – dice all’Adnkronos il Maestro Ciampi – l’evento è importante per la musica classica in Italia perché ‘Pomeriggi Musicali’ è una Fondazione prestigiosa a livello nazionale ed internazionale che per la prima volta ha deciso di collaborare con un compositore contemporaneo come me. È, quindi, un segnale di apertura che la Fondazione ha voluto dare». «In apertura del concerto a Milano (il Maestro dirigerà la prestigiosa Orchestra ‘I Pomeriggi Musicali sulle note delle sue composizioni) ci sarà un adagio per clarinetto solo», anticipa Gabriele Ciampi che ha composto questa musica «pensando al momento storico che stiamo vivendo», con i recenti fatti di Parigi in testa. «Sono due minuti e mezzo di meditazione, un momento per riflettere su quello che purtroppo stiamo attraversando». A tale proposito il Maestro considera la recente dichiarazione del premier Renzi (per ogni euro in sicurezza, un euro in cultura) «un buon segnale perché alla fine secondo me noi dobbiamo sì prendere coscienza di quello che è successo ma andare avanti, continuare a vivere, ad andare a teatro, al cinema. E tutte le iniziative a supporto di questo sono da accogliere positivamente. Questo – osserva – è l’unico modo per sconfiggere atti come quelli di Parigi». Ma che compito affida alla musica Gabriele Ciampi? «Premesso che sono convinto che si possa fare davvero bene una cosa sola e che sono contrario agli artisti tutto fare per cui chi nasce pianista poi diventa compositore e poi ancora scrittore, il mio compito in quanto compositore è trasmettere emozioni al pubblico condividendo quelle che ho dentro di me attraverso il linguaggio universale della musica». Compositore contemporaneo Gabriele Ciampi ha un rispetto sacro per la storia musicale: «La mia parola chiave è classicismo. L’esperimento su ‘The Minimalist evolution’, mio ultimo album, è stato un gioco sul minimalismo perché questa parola viene spesso male interpretata. La musica minimalista in realtà non è musica facile, non è una ripetizione, è scrivere musica con poche note, che è forse la cosa più difficile in assoluto». «È stato un esperimento – spiega – per confrontarmi con un linguaggio diverso, ma la mia formazione ha origini classiche e tutto si basa sul classicismo. Tra l’altro penso che non si possa scrivere la musica del futuro se non si conoscono le basi. Ecco perché dico ‘classicismo’, perché riparto dalle forme della sonata, del concerto, dal sestetto, dal trio per poi sviluppare un linguaggio personale». Il Maestro non si sbilancia infine su una definizione ad hoc della sua personale musica: «Penso non spetti a me dirlo. Spetta alla critica. È il pubblico, è quello che resterà. Un’artista è grande se lascia il segno, altrimenti, anche se riempie i teatri e fa tanti soldi, non è grande. Se nelle generazioni future ci sarà un segno della mia musica, allora avrò costruito qualcosa di nuovo, altrimenti sarà stata solo musica del momento».

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