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Monito Obama sul clima, a Parigi il mondo sia unito

«Il mondo sia unito per garantire ai nostri figli un futuro migliore»: e’ l’invito – ma anche il monito – che Barack Obama lancia ai leader dei circa 150 Paesi che si ritroveranno in questi giorni a Parigi per la Conferenza internazionale sul clima Cop21. E il presidente americano si presenta nella capitale francese deciso a far pesare la sua leadership. Il ruolo guida dell’America sul fronte degli sforzi per affrontare le conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici. A parlare sono gli impegni presi dalla Casa Bianca negli ultimi anni, che fanno di Obama il presidente della storia americana che piu’ ha fatto sul fronte della difesa dell’ambiente e della riduzione delle emissioni inquinanti. Un punto su cui e’ piu’ che mai determinato a costruire gran parte della sua eredita’. Anche se la promessa di tagliare complessivamente i gas serra dal 26% al 28% entro il 2030, attraverso una serie di drastiche norme legislative viene messa a dura prova dall’opposizione di gran parte degli stati Usa e dei repubblicani in Congresso. Ma il presidente americano vuole sedersi al tavolo di Parigi da protagonista, proponendo l’America come modello da seguire, seppure gli Usa siano ancora dopo la Cina i principali responsabili dell’inquinamento mondiale. «Le nostre imprese e i nostri lavoratori – ha scritto su Facebook prima di partire da Washington – hanno dimostrato che è possibile fare passi in avanti verso un futuro più pulito anche mentre si creano nuovi posti di lavoro e l’economia cresce». «La nostra produzione industriale – ha sottolineato – è al livello più alto di sempre, ma le nostre emissioni inquinanti sono ai minimi da 20 anni». L’accordo nella capitale francese, pero’, e’ tutt’altro che a portata di mano, nonostante mesi di negoziazione e il tentativo di arrivare a una stretta finale nelle ultime settimane. Il nodo da sciogliere e’ se dare all’intesa la forma di un trattato internazionale che contenga obiettivi vincolanti (sul modello, tra l’altro fallimentare, del protocollo di Tokyo) oppure quella di un accordo che non ponga alcun obbligo, ma che sottoponga i singoli Paesi a una stretta sorveglianza sul fronte delle emissioni inquinanti. Quest’ultima e’ la posizione degli Stati Uniti, sulla quale pero’ (dopo un braccio ferro con la Ue e con la stessa Francia) starebbero convergendo anche gli altri Paesi europei. Per Obama – come ha spiegato il segretario di stato americano John Kerry alcuni giorni fa – e’ una questione di realismo. Anche perche’ un trattato legalmente vincolante difficilmente passerebbe anche al Congresso americano. Quello che serve per il presidente Usa e’ creare «un quadro di lungo termine» che contempli un’ulteriore riduzione delle emissioni inquinanti, con obiettivi fissati da ogni singolo Paese ma – spiega sempre su Facebook – «abbastanza trasparenti da poter essere verificati dagli altri Paesi». Per rendere l’accordo credibile serve poi un impegno concreto per per aiutare i Paesi più vulnerabili a sviluppare le fonti di energia pulita e ad adattarsi a quei cambiamenti che non possono più essere rimandati. Cosi’ l’agenda parigina di Obama – che arrivera’ domattina nella capitale francese – e’ densa di appuntamenti: dai bilaterali con i leader di Cina e India all’incontro con alcuni rappresentanti delle nazioni che vivono su isole gia’ minacciate dal fenomeno dell’innalzamento del livello degli oceani. I media americani riferiscono pero’ che il primo appuntamento sara’ quello di lunedi’ mattina col presidente francese Francois Hollande e il miliardario e filantropo Bill Gates, per l’annuncio di una iniziativa che prevede l’esborso di diversi miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per sviluppare tecnologie in grado di garantire energia pulita.

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