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Da Guariniello a Maddalena, il grande esodo delle toghe

I numeri sono quelli di un esodo: 500 solo quest’anno tra capi degli uffici giudiziari e loro vice. Ma al di là delle cifre la riforma del governo che ha riportato a 70 anni l’età della pensione delle toghe, sta cambiando il volto della magistratura. Perchè è un’intera generazione di giudici e pm, titolari di inchieste che hanno lasciato il segno, a dover passare la mano. Oggi c’è stata l’ultima infornata dei «forzati» della pensione: più di un’ottantina i collocamenti a riposo deliberati in blocco dal Csm. Tutti magistrati che hanno superato i 70 anni. Un provvedimento che fa seguito a tante uscite centellinate nel tempo,tra le più recenti quella di uno degli storici pretori di assalto, Gianfranco Amendola, procuratore di Civitavecchia, la cui ultima inchiesta è stata sul rogo all’aeroporto di Fiumicino. Tanti i nomi di spicco tra chi è obbligato a appendere la toga al chiodo a partire dal primo gennaio prossimo. Si va da Raffaele Gauriniello, titolare di tante inchieste sulla tutela della salute e dell’ambiente, tra cui il processo ThyssenKrupp e Eternit, al Pg di Torino Marcello Maddalena, che si è occupato di Telekom Serbia e del caso Moggi-Pairetto. Da Ferdinando Pomarici, pm del caso Abu Omar, a Antonio Marini, avvocato generale presso la Corte d’appello di Roma, titolare nella sua lunga carriera delle inchieste sull’attentato al Papa, sulla strage di via Fani e sull’omicidio di Massimo D’Antona. E se alcuni nomi non sono noti al grande pubblico, sono comunque legati a inchieste importanti: è il caso di Corrado Carnevali, procuratore di Monza e che da pm a Milano ha sostenuto l’accusa nel processo contro il banchiere Roberto Calvi e altri dirigenti del Banco Ambrosiano e nel processo per l’omicidio del giornalista Walter Tobagi. Tra le vittime della pensione anticipata, anche il capo dell’Organizzazione giudiziaria del ministro Orlando, Mario Barbuto, che è stato presidente del tribunale di Torino, dove ha adottato prassi per velocizzare l’iter dei procedimenti giudiziari e Melita Cavallo, presidente del tribunale per i minorenni di Roma e tra i maggiori esperti in materia di adozioni. E c’è pure il procuratore di Taranto, Franco Sebastio impegnato nel processo all’Ilva: proprio lui è uno dei magistrati che ha deciso di resistere, impugnando davanti al Tar il bollettino ufficiale del ministero della Giustizia che alcune settimane fa ha messo a concorso il suo posto. Non è il solo ad essere pronto a ingaggiare con il governo il braccio di ferro: un’analoga decisione è stata presa anche da Carminantonio Esposito, presidente del tribunale di sorveglianza di Napoli. Mentre tra i «rassegnati» c’è Maddalena: «tutto quel che posso dire è che da gennaio farò il pensionato». Tra i tanti costretti a passare la mano, anche due ex presidenti dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Gennaro e Mario Cicala.

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