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California, strage in centro disabili: 14 morti. Uccisi i due killer, di origini arabe

Sono Syed Farook, 28 anni – cittadino americano di origine araba, musulmano, un uomo che l’anno scorso si era recato in Arabia Saudita – e Tashfeen Malik, probabilmente la moglie, gli esecutori materiali della strage di San Bernardino, in California, dove mercoledì mattina 14 persone sono state uccise e 17 ferite in quello che, ora dopo ora, assume sempre più l’aspetto di un attacco terrorista anche se la sua radice jihadista non è ancora certa. Quello che è certo, però, è che, a differenza di altre stragi che hanno funestato di recente l’America, stavolta ad agire non è stato un “lupo solitario”: ad attaccare sono state due persone individuate e uccise dalla polizia durante la fuga. Pochi dubbi anche sulla premeditazione della carneficina avvenuta all’interno dell’Inland Regional Center, un centro di assistenza per disabili di questa città di 250 mila abitanti, a un’ora d’auto da Los Angeles. Farook era un dipendente della contea presso l’ispettorato della Sanità. Era sposato con Malik. I due avevano un figlio di sei mesi.
La sparatoria è avvenuta nell’auditorium del centro nel quale era in corso un grande pranzo, sostanzialmente una festa natalizia, organizzata dal County Health Department, il dipartimento sanitario della contea della quale Syed era un ispettore. Nelle prime ore dopo la strage la polizia aveva raccolto testimonianze secondo le quali Syed avrebbe avuto un alterco con altri partecipanti al pranzo celebrativo. Si sarebbe quindi allontanato tornando poco dopo armato e coi complici, compiendo la strage. Ma in serata, man mano che il quadro delle indagini si faceva più nitido, sembra essere emersa un’altra ricostruzione: Syed si era affacciato nell’auditorium solo per controllare che il bersaglio fosse sufficientemente “soft”, privo di protezioni. Poi sarebbe tornato con la complice (ma forse c’era anche terzo killer) vestito come un incursore e con diverse armi d’assalto con le quali ha scaricato per più di trenta secondi raffiche di colpi sui presenti. Poi ha ricaricato e ha continuato la carneficina. Quindi la fuga a bordo di un “Suv” nero che cinque ore dopo il massacro è stato individuato dalla polizia in un quartiere residenziale a due miglia dal luogo del massacro: il conflitto a fuoco si è concluso con la morte dei due in fuga sul veicolo e il ferimento di un agente.
Nessuna certezza nemmeno sulle motivazioni di Syed, anche se a questo punto la pista del radicalismo islamico prende quota e l’FBI sta indagando sull’ipotesi che questo possa essere il primo caso di terrorismo jihadista di vaste dimensioni negli Stati Uniti. I primi ad esserne consapevoli sono i rappresentati della comunità musulmana americana: mercoledì sera, mentre la polizia stava ancora setacciando la casa di Syed a Redlands, una cittadina a dieci chilometri da San Bernardino, i rappresentanti californiani del Council of American Islamic Relation ha tenuto con sorprendente rapidità (ammirevole per alcuni, sospetta secondo altri) una conferenza stampa per condannare la strage e assicurare l’estraneità della comunità musulmana. Presente sul palco anche il marito della sorella di Syed che si è detto affranto e incredulo per il crimine commesso dal suo parente

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