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Consulta, Boldrini alza la voce, “tempo scaduto”. La minoranza Pd apre ai cinque stelle

Prove di dialogo fra Pd e Cinque Stelle. Prima, sull’elezione dei giudici della Consulta, è Roberto Speranza, della minoranza dem, a tendere la mano ai pentastellati. Poi è lo stesso Movimento che si ritrova a blindare il tanto criticato Italicum in un ordine del giorno poi bocciato. “Basta picchiare la testa al muro sui giudici della consulta. È il momento di riaprire un dialogo vero con tutte le forze politiche. Non funzionano i patti ad excludendum”. Così Roberto Speranza, ex capogruppo Pd ed esponente della minoranza Dem, dopo la nuova fumata nera, la ventinovesima, per l’elezione di tre giudici della Corte costituzionale.

Ma Laura Boldrini, avverte: “Il tempo è scaduto. Voglio evitare di arrivare al punto in cui sia il Parlamento il responsabile del mancato funzionamento della Corte”. La presidente della Camera stabilità al più presto con il suo omologo del Senato Pietro Grasso la data della prossima seduta comune. La maggioranza dei gruppi ha indicato il 15 dicembre, ma Fdi, M5s e Sel hanno chiesto la seduta ad oltranza. Spetta ai presidenti decidere.

Forza Italia non demorde e conferma la candidatura di Sisto, come ha detto Renato Brunetta alla fine della conferenza dei capigruppo.

Dall’altra parte il M5s insiste: “Il Pd ritiri la candidatura di Augusto Barbera perchè non ha i voti, come dimostra la fumata nera di ieri sera”, spiega Danilo Toninelli, che torna a rivolgersi al partito di maggioranza. I Cinque Stelle già avevano chiesto il ritiro dell’altro candidato, Francesco Paolo Sisto, e oggi aggiunge il nome di Barbera. “Mi sembra che Barbera sia calato molto di voti. Noi comunque ragioniamo sulla terna” spiega il pentastellato. E insiste sul metodo 5 stelle che aveva portato all’elezione di Silvana Sciarra il 6 novembre del 2014: “Ora siamo più che mai indispensabili, verranno a bussare alla porta del Movimento 5 stelle” sostiene Toninelli.

L’odg del M5s a favore dell’Italicum. E un altro segnale di ricerca di dialogo da parte dei Cinque Stelle si può leggere nella decisione iniziale, poi sconfessata, di non apportare modifiche all’Italicum. Dopo l’esame degli articoli del ddl Riforme, l’aula della Camera ha esaminato gli ordini del giorno presentati al provvedimento. E proprio durante la discussione Arturo Scotto di Sinistra italiana ha attaccato il M5s: “Leggo qui un ordine del giorno in cui il Movimento 5 stelle invita il governo ad astenersi dal modificare la legge elettorale”, ha detto in Aula. Il documento portava la prima firma di Alessandro Di Battista, ma subito dopo Toninelli si è affrettato a precisare che si trattava di una provocazione. Alla fine l’ordine del giorno è stato bocciato.

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