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I farmacisti di Milano: il servizio cup non decolla perchè gli ospedali non danno le agende

«In Lombardia cresce il servizio Cup in farmacia» per prenotare le visite specialistiche direttamente nelle boutique della ‘croce verde’, ma Milano resta fanalino di coda. «Dal 2012 al 2014 si è registrato un aumento del 42% delle prenotazioni, passate da 83.468 a 118.336. I dati 2015 segnalano che già a fine ottobre ci si è avvicinati a quota 121 mila». Ma mentre nella provincia di Lodi, che fa la parte del leone, il 62% delle farmacie prenotano attivamente, e nella provincia di Monza Brianza lo fa il 50% dei punti vendita, Milano è ferma al 17%. A fare il punto è Annarosa Racca, presidente di Federfarma nazionale e di Federfarma Milano, in occasione del tradizionale incontro di fine anno con la stampa. Per incrementare l’utilizzo del servizio nelle farmacie milanesi, spiega, sarà anche distribuita una locandina nei punti vendita della metropoli, in collaborazione con l’Asl. Perché, assicura Racca, «ci sono ancora molte potenzialità di crescita». Il successo del Cup in farmacia in province come Lodi è sostenuto dall’alto numero di farmacie rurali che, lontano dall’ospedale, ‘portano’ il servizio nei piccoli paesi, «tanto che – sottolinea Adriana Botti, titolare di una farmacia in un piccolo centro del Lodigiano, Brembio – le persone ci dicono che vorrebbero anche pagare il ticket da noi e ritirare i referti». Diversamente a Milano, un «grosso ostacolo» al decollo del servizio è «la difficoltà nel convincere gli ospedali sia pubblici che privati a rendere disponibili le loro agende», approfondisce Giampiero Toselli, segretario di Federfarma Milano. «Succede dunque – prosegue – che il cittadino in farmacia non trova la disponibilità nel centro che vorrebbe e magari la trova fuori Milano e percepisce un disservizio, mentre se si chiama il numero verde regionale si trovano agende non pubblicate sul percorso di Lombardia informatica». Toselli precisa: «Non è un’accusa, ma un dato oggettivo. Se non ci sono le agende o si condivide con le farmacie una parte piccolissima resta il problema. E visto che l’Asl di Milano, con il direttore generale Walter Locatelli, ci ha messo il massimo impegno per risolverlo con pochi risultati, probabilmente devono essere gli ospedali – tutti, nessuno escluso – a sbloccare la situazione aprendo le agende». Quanto alle ricette elettroniche, invece, in Lombardia si è registrato un deciso balzo in avanti: «Eravamo al 3% a gennaio e siamo a oltre il 60% a fine anno», spiega Racca. E considerando le ricette elettroniche per le patologie croniche e le malattie rare, per le quali è necessario codificare l’esenzione per reddito e inserirla nel sistema Siss, il 72,5% delle esenzioni sono state registrate nelle farmacie, il 27,4% nelle Asl e lo 0,1% sul portale del cittadino. E ora la Regione, spiega Federfarma, sta pensando di estendere la possibilità di registrazione in farmacia anche ad altre esenzioni. «Sulla ricetta elettronica – aggiunge Toselli – ce la metteremo tutta per arrivare al 100%. Non è stato facile, anche perché abbiamo dovuto aggiungere lavoro, visto che dobbiamo ancora rendicontare sui cartacei, nonostante sia tutto digitalizzato».

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