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Latina invasa da venditori abusivi, i commercianti storici chiudono

L’abusivismo commerciale è un problema per la città di Latina e per i tanti esercenti che spesso sono costretti a chiudere la loro attività perché non riescono a competere con gli irregolari. A puntare l’attenzione su questa tematica è Gianluca Di Cocco, ex assessore e coordinatore comunale di NCD. “L’abusivismo commerciale, la manodopera in nero, l’elusione dei controlli sulla provenienza dei prodotti e l’evasione degli obblighi fiscali che vediamo puntualmente al mercato del martedì (e non solo) è insopportabile”

“Questo che ho elencato – spiega – è una parte dell’elenco dei comportamenti illeciti che sempre più spesso le forze dell’ordine contestano durante i blitz per reprimere le irregolarità nel settore del commercio. Un cocktail indigesto per tanti commercianti “regolari” del mercato del martedì e non solo, la cui sopravvivenza è messa a serio rischio dalla concorrenza sleale. La questione ovviamente è di portata generale e va ben oltre i fatti di cronaca locale. L’aggressività dei competitori irregolari mette a dura prova la tenuta economica delle attività al dettaglio a norma. Oltre alle note difficoltà figlie della crisi e all’ormai insostenibile peso fiscale, i commercianti e spesso quelli più piccoli, lamentano di essere duramente penalizzati dal commercio abusivo”.

Di Cocco porta l’esempio dei Bellocchi, famiglia storica di commercianti di Latina che “dopo 50 anni di onorata attività estiva (si posizionava a Capoportiere vendendo attrezzature da mare), un costo d’impresa e del lavoro altissimo, non ha retto la competizione con chi, illegalmente sulla spiaggia, vendeva gli stessi prodotti in vendita sui suoi banchi. Purtroppo, dopo una vita, ha riconsegnato la licenza al comune di Latina”.

“I prodotti illegali non certificati ed il vuoto normativo rappresentano un ulteriore elemento di vantaggio per i commercianti irregolari che riescono così a vendere a prezzi più bassi, esercitando di fatto una pesante azione di dumping a danno dei loro concorrenti regolari. Tutto questo – conclude Di Cocco – porta gravi conseguenze: la famiglia Bellocchi è stata costretta a chiudere i battenti, così come tante altre nella stessa condizione. Qualcuno finisce per rifugiarsi nell’ “evasione fiscale di necessità” e altri abbassano la serranda “assassinati” da un sistema che non li tutela. Occorre un rilancio dell’economia che punti a far rispettare le regole. Per questo occorre chiedere uomini, risorse e mezzi da destinare agli operatori di Polizia”.

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