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Renzi sigla la tregua nel Pd ai banchetti. Litigiosi ma fieri

Duemila banchetti, un milione di volantini stampati. E deputati, senatori, ministri tutti mobilitati, domani e domenica, sotto la bandiera del Pd, per «dire all’Italia che è il tempo del coraggio, non della paura». È l’iniziativa di Matteo Renzi per rilanciare l’azione del Pd e raccontare l’operato del governo, dare uno sprint finale al tesseramento e mostrare che il Pd è «spesso litigioso», ha «tanti difetti e limiti», ma sa mobilitarsi unito per «restituire all’Italia il ruolo che le spetta». E in effetti ai banchetti ci sarà in forze anche la minoranza. In un weekend di «tregua», in nome del partito. Prima di tornare a dividersi, il prossimo fine settimana. Tra Leopolda e teatro Vittoria. Tra l’iniziativa che vuole lanciare la «fase adulta» del progetto renziano e l’evento che vuole rilanciare la sinistra dem. I banchetti saranno insieme una «prova di forza» del Pd e un messaggio di fiducia e «coraggio» al Paese. L’iniziativa serve sia a dimostrare, dopo gli attentati di Parigi, che non si deve aver paura ad andare in piazza, sia a rivendicare che «i primi risultati» del governo, grazie alle riforme, «si vedono». Renzi lo spiega nella sua Enews e nel materiale preparato per le piazze: un grande volantino con le misure del governo, cinque schede tematiche, due opuscoli prodotti da gruppi Camera e Senato. Più una scheda «Diccelo tu» per invitare i cittadini a inviare opinioni e proposte via sms al numero 3202041583. Il sito unita.tv farà una diretta dalle piazze ma non è ancora stato reso noto dove andrà il premier. Anche, spiegano fonti democrat, per motivi di sicurezza e per il timore di contestazioni organizzate. Renzi potrebbe alla fine farsi vedere nella sua Pontassieve, mentre Graziano Delrio sarà a Reggio Emilia, Lorenzo Guerini a Milano e Lodi, Dario Franceschini e Giuliano Poletti a Bologna, Matteo Orfini a Roma, Ettore Rosato a Muggia, nel triestino, e Maria Elena Boschi in trasferta a Ercolano. Ma sarà in prima linea anche la minoranza Pd, in nome della ‘dittà che, non si stanca di ripetere Pier Luigi Bersani, «è il partito». E allora l’ex segretario sarà a Piacenza, Gianni Cuperlo a Roma, Roberto Speranza a Potenza. Sabato prossimo, però, la minoranza proverà a ricompattarsi, provare a portare la barra del Pd più a sinistra e ‘sventarè il rischio del partito della nazione. Mentre nelle stesse ore, alla Leopolda, Renzi proverà ad avviare la discussione su «cosa farà da grande» la «classe dirigente nuova» che proprio la Leopolda «ha contribuito a formare». Perciò, assicura il leader Pd, sul palco a Firenze ci sarà la «Politica, con la »P maiuscola«. Intanto però dalle città al voto la prossima primavera arrivano segnali di grande nervosismo. Nebbia ancora fitta a Roma, dove Ignazio Marino non esclude di ricandidarsi, e a Napoli, dove Antonio Bassolino è pienamente in campo e avverte che »il candidato si sceglie in città«, non nelle stanze del partito. A Milano, invece, il quadro si va definendo, tra molte tensioni. Tant’è che, tra le proteste di Sel, arriva la decisione di rinviare una riunione del tavolo di centrosinistra sulle primarie (anche in attesa di capire quale sarà la data). Ferma restando la candidatura di Giuseppe Sala, è ad ogni modo in corso un tentativo della sinistra interna ed esterna al Pd di ricompattarsi attorno al nome di Francesca Balzani, sostenuta da Giuliano Pisapia. Per questa ragione si starebbe provando a far ritirare l’altro candidato di sinistra, Francesco Majorino, che però resiste. »Dobbiamo ragionare sulle idee, aprendo un dibattito vero, ma sempre nel rispetto reciproco«, dice Lorenzo Guerini. Mentre Sinistra italiana si divide tra chi vorrebbe partecipare a pieno alle primarie e chi tirarsi fuori, se il candidato sarà Sala: »La decisione la prenderanno le forze della sinistra milanese«, spiega Alfredo D’Attorre.

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