| categoria: politica

Renzi: “No a una Libia-bis, non rincorriamo le bombe degli altri”

Dopo la mobiliazione in tutte le piazze italiane del Partito Democratico, il presidente del Consiglio Matteo Renzi tira le somme di quello che è stato il lavoro del suo governo in questi mesi tra crisi economiche e internazionali, terrorismo e riforme. Il tutto in una lunga intervista al Corriere della Sera. E, visto anche l’ottimismo che da sempre lo contraddistingue, si dice soddisfatto: “Nessuno aveva mai fatto così tanto in così poco tempo. Si può sempre fare meglio”.

CRISI E ITALIA – Renzi parla della situazione economica del nostro Paese: “Dal prossimo anno il debito finalmente scenderà e questo è un bene per i nostri figli. Adesso la sfida è soprattutto sui consumi”. Le critiche, come sempre, le rimanda al mittente, anche se a farle non è l’opposizione ma il rapporto del Censis del 2015: “Quella del letargo è una immagine che non mi convince. Chi sta tenendo in piedi l’Italia è gente che non dorme. Gente che crede nel merito. Che rischia tutti i giorni”.

In vista della Leopolda ribadisce: “Un anno fa Jobs act, legge elettorale, riforma costituzionale, riforma della Pubblica amministrazione, buona scuola, riduzione delle tasse sembravano sogni impossibili da raggiungere. A distanza di 12 mesi per noi parlano i risultati. La generazione Leopolda adesso è al potere: dobbiamo dimostrare di cambiare la politica senza permettere alla politica di cambiare noi”.

CRISI INTERNAZIONALE E TERRORISMO – Matteo è sempre stato “prudente” in politica estera e anche questa volta non si smentisce: “La posizione dell’Italia è chiara e solida. Dobbiamo annientare i terroristi, non accontentare i commentatori. La cosa di cui non abbiamo bisogno è un moltiplicarsi di reazioni spot senza sguardo strategico. Tutto possiamo permetterci tranne che una Libia bis”. Perché l’Italia non insegue Francia, Gran Bretagna e Germania nei bombardamenti all’Isis.

Il presidente del Consiglio non teme che l’Italia rischi di avere un ruolo marginale nella partita libica: “Se protagonismo significa giocare a rincorrere i bombardamenti altrui, le dico: no grazie. Abbiamo già dato. L’Italia ha utilizzato questa strategia in Libia nel 2011: alla fine cedemmo a malincuore alla posizione di Sarkozy. Quattro anni di guerra civile in Libia dimostrano che non fu una scelta felice. Oggi c’è bisogno di una strategia diversa”.

L’Italia non è ferma: “Siamo ovunque. L’Italia è una forza militare impressionante. Guidiamo la missione in Libano, siamo in Afghanistan, in Kosovo, in Somalia, in Iraq. Il consigliere militare di Ban Ki-moon per la Libia è il generale Serra, uno dei nostri uomini migliori. Abbiamo più truppe all’estero di tutti gli altri, dopo gli americani e come i francesi – continua il premier – I tedeschi hanno deciso di aumentare i loro contingenti dopo Parigi, ma ancora non arrivano al nostro livello di impegno. E ciò che loro hanno deciso nel dicembre 2015, noi facciamo dal settembre 2014. Sono fiero e orgoglioso dei nostri militari. Ma proprio perché ne stimo la professionalità dico che la guerra è una cosa drammaticamente seria: te la puoi permettere se hai chiaro il dopo. Quando diventi presidente del Consiglio ti guida la responsabilità, non la smania”.

“Davanti a Daesh e tutte le forme di terrorismo – conclude Renzi – noi siamo pronti, anche militarmente. Se ci sarà una strategia chiara ci saremo. Ma perché questo accada adesso è cruciale un accordo a Vienna sulla Siria e uno a Roma sulla Libia: ci stiamo lavorando

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