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SCHEDA/ Eurodac, sistema Ue per impronte digitali migranti

Una sorta di banca dati europea delle impronte digitali dei migranti, irregolari o rifugiati, operativa da gennaio 2003. È Eurodac, il sistema di ‘European Dactyloscopie’ (dattiloscopia europea), pilastro fondamentale per l’applicazione del regolamento di Dublino in quanto determina il paese di primo ingresso che si dovrà accollare la richiesta di asilo o di protezione internazionale del migrante. L’obiettivo della creazione di questo database, che ha sede in Lussemburgo, è duplice. Da una parte intende evitare che la stessa persona possa inoltrare più richieste di asilo in paesi diversi, o che rifaccia domanda dopo aver già ricevuto un primo rifiuto. E dall’altra vuole impedire che un immigrato clandestino si sposti liberamente nell’Ue, permettendone invece l’identificazione immediata grazie a un archivio europeo. Le impronte, obbligatorie dai 14 anni in su, vengono inviate dai centri nazionali verso l’unità centrale per essere conservate 10 anni nel caso dei richiedenti asilo e per 2 anni nel caso dei clandestini. Sono cancellate in caso di ottenimento della cittadinanza, permesso di soggiorno o abbandono del territorio europeo.

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