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L’Italia frena sul rinnovo delle sanzioni economiche della Ue alla Russia

L’Italia chiede che si apra un ‘dibattito politico’ sul rinnovo delle sanzioni economiche della Ue alla Russia in scadenza a fine anno. La notizia che arriva da autorevoli fonti diplomatiche a Bruxelles e’ la ciliegina sulla torta dell’inedita colazione a porte chiuse offerta oggi a Mosca al ministro degli esteri Serghiei Lavrov dalla camera di commercio italo-russa, con il gotha dell’imprenditoria italiana operante in Russia: da Pirelli a Fiat Chrysler, da Eni a Enel, da Ferrero a De Cecco, da Finmeccanica a Indesit, da Pizzarotti, da Banca Intesa a Unicredit. Una coincidenza rimasta sullo sfondo dell’incontro ma che ha aleggiato tra gli otto grandi tavoli in cui si sono divisi gli ospiti dei due Paesi, intitolati a varie citta’ russe. E che Lavrov, seduto accanto all’ambasciatore Cesare Ragaglini, ha in qualche modo evocato ringraziando l’Italia per il ruolo di dialogo all’interno della Ue e per il suo tentativo di rimuovere le sanzioni. Un tentativo che ora potrebbe concretizzarsi, sullo sfondo di un mutato quadro internazionale in cui la Russia sembra sempre piu’ indispensabile per risolvere le crisi piu’ gravi, a partire da quella siriana. Il rinnovo delle sanzioni per sei mesi era previsto come ‘punto À, ovvero senza discussione, nella riunione di oggi dei rappresentanti permanenti dei 28 (Coreper). Ma l’Italia non ha approvato la proposta di rinnovo «automatico» chiedendo alla presidenza di turno lussemburghese che il tema fosse affrontato con dibattito, tra i 28 ambasciatori. La presidenza ha quindi tolto il tema dall’agenda riservandosi di valutare se riproporlo in una nuova riunione del Coreper, al Consiglio esteri in programma lunedì prossimo o al vertice dei leader che si terrà giovedì e venerdì della prossima settimana (17-18 dicembre). Una mossa che spezza per la prima volta una lancia a favore almeno di una discussione del rinnovo delle sanzioni, legato all’attuazione degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina. Accompagnato dal vice ministro Aleksiei Meshkov e dalla portavoce Maria Zakharova, a testimonianza dell’attenzione riservata all’evento, Lavrov ha tenuto per un’ora e mezzo quasi una lezione di geopolitica, tracciando le linee di intervento del Cremlino e rivendicandone la legittimita’ e gli obiettivi nel rispetto degli interessi di tutti. Pur ricordando una certa ostilita’ europea verso la Russia anche prima della crisi ucraina, il ministro – secondo quanto riferito da alcuni partecipanti – ha ribadito che Mosca e’ pronta a collaborare con l’Europa e anche con gli Usa, ma si e’ rammaricato delle contraddizioni e delle ambiguita’ presenti anche all’interno di uno stesso Paese. «È fondamentale riportare la Russia al tavolo alla pari con gli altri Paesi» e «trovare un punto di incontro» tra Russia, Europa e Usa «per ristabilire fiducia e crescita e sicurezza», gli ha fatto eco l’ad di Pirelli Marco Tronchetti Provera, l’unico dei sette imprenditori italiani intervenuti che ha auspicato anche un maggior accordo sulla coalizione anti Isis, trovando un Lavrov totalmente consenziente. Il capo della diplomazia russa ne ha approfittato anche per invitare le imprese italiane a investire di più, per rafforzare la cooperazione. Del resto in mattinata, incontrando la stampa italiana alla vigilia del suo viaggio a Roma per la Conferenza internazionale sui problemi dei Paesi del Mediterraneo e quella sulla Libia, aveva sottolineato il carattere «particolarmente strategico» dei rapporti con l’Italia, a prescindere da chi governa, e apprezzato il fatto che il nostro Paese continua a scommettere sulla Russia, nonostante la difficile congiuntura: «non ho mai sentito che qualcuno abbia lasciato il nostro mercato», mentre i due Paesi «continuano a sviluppare progetti economici prioritari comuni, come per esempio l’avanzamento del Sukhoi Superjet, la produzione di elicotteri con Agusta Westland e la produzione di pneumatici Pirelli». Poi ha indicato la nuova via della cooperazione economica: passare dal ‘made in Italy’ al ‘Made with Italy«.

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