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Leopolda-Roma, due piazze Pd. E Nardella agita la minoranza

Due ‘piazzè distinte per il Pd. Addirittura tre per quel centrosinistra che, solo una manciata di ore fa, la lettera dei sindaci ‘arancionì si augurava unito in vista delle amministrative. È passato poco più di un anno da quel 25 ottobre che vide la manifestazione anti-Jobs Act a Roma contrapposta alla Leopolda renziana ma, aldilà dei perimetri delle ‘animè interne ai Dem, ben poco sembra essere cambiato ai piedi del Nazareno. E, come nel 2014, Firenze diventa teatro di una kermesse che i renziani vogliono post-partitica e post-correntizia laddove Roma ‘offrè la sua cornice a chi ribadisce la volontà di un Pd fortemente radicato nel centrosinistra. L’anno scorso la vigilia delle due ‘piazzè fu segnata da feroci polemiche mentre oggi ci ha pensato Dario Nardella ad accendere un confronto tra le due anime Dem che si annunciava ben più sereno. Il sindaco fiorentino evoca in un’intervista al Corsera il Partito della Nazione tanto inviso alla minoranza Pd, parlando dello schema destra-sinistra come di un paradigma «superato» e auspicando un partito «capace di parlare a tutti». Parole che innescano la violenta reazione della minoranza. Le parole di Nardella sono «sconfortanti, Renzi deve chiarire se ritiene il Pd ancora come uno strumento per il futuro», sottolinea Sergio Lo Giudice. «La Leopolda non diventi il congresso fondativo del Partito della Nazione», incalza Federico Fornaro. «Sono fra quanti ritengono che Renzi, una volta eletto segretario e dopo esser stato nominato premier, avrebbe dovuto interrompere l’esperienza della Leopolda», azzarda Miguel Gotor definendo la sesta edizione della kermesse fiorentina come «un’iniziativa di corrente» proprio mentre Matteo Renzi, nella sua Enews, quasi avverte: «alla Leopolda sono di casa le idee, i sogni, anche le critiche» ma «chi viene per parlare di correnti può restare a casa». Del resto, come in passato, alla Leopolda non comparirà alcun simbolo del Pd che, invece, troneggerà al Teatro Vittoria di Testaccio dove domani si susseguiranno le tre anime della sinistra dem: quella guidata da Roberto Speranza e legata all’ex segretario Pierluigi Bersani, quella cuperliana e quella ex civatiana che oggi fa riferimento a Retedem e che, si sottolinea, fu tra le protagoniste della prima Leopolda. A fare da (unico) raccordo tra le due ‘piazzè ci sarà il vicesegretario Lorenzo Guerini mentre in collegamento da Milano interverrà Giuliano Pisapia, tra gli autori di quell’appello all’unità che, con il passare delle ore – e complice l’intervista di Nardella – vede SI sempre più lontana. Vendoliani ed ex Pd, l’anno scorso in piazza con la minoranza Dem a Roma, si riuniranno infatti domani a Napoli, in un’iniziativa che, sulla base dell’emergenza Sud, servirà a marcare ulteriormente le distanze dal Pd di Matteo Renzi e in una città che, con Torino e Roma, vedrà SI e Dem contrapposti alle comunali. Tre piazze, quindi, alla quale va aggiunta l’opzione tracciata da Matteo Orfini, che passerà il suo sabato in periferia, a Roma. «La formula del Partito della Nazione per il più grande partito della sinistra in Ue, è sbagliata. Il Pd vince quando è in sintonia con chi è meno garantito. È quanto è accaduto alle Europee» osserva Francesco Verducci, coordinatore dei Giovani Turchi.

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