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Garlasco, Cassazione conferma la condanna a 16 anni. Stasi in carcere

Alberto Stasi è in carcere da condannato definitivo a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Si è costituito a Bollate, accompagnato dalla madre, poco dopo che la Cassazione ha confermato che è stato lui, otto anni fa, ad uccidere la sua fidanzata a Garlasco. È la parola fine a un processo che è stato anche ‘mediaticò, che l’ha visto due volte innocente, prima che si insinuasse il dubbio che non tutti gli indizi fossero stati messi a fuoco e che la Corte d’Appello di Milano provvedesse a raccogliere le prove sufficienti ad incastrarlo. La Cassazione, davanti alla quale il caso è approdato per la seconda volta, contrariamente alle richieste dal pg che ieri a sorpresa aveva chiesto un nuovo appello, ha respinto dopo due ore di camera di consiglio sia il ricorso della difesa di Stasi, per l’assoluzione, sia quello dalla procura generale di Milano, per un aumento di pena con l’aggravante della «crudeltà» dell’omicidio. «Giustizia è stata fatta», ha detto Rita, la madre di Chiara, che però non riesce a gioirne, prova solo «sollievo»: «Si è trattato di una tragedia che ha sconvolto due famiglie», ha detto. Quando la mattina del 13 agosto di otto anni fa Chiara ancora in pigiama staccò l’allarme di casa, aprì la porta ad Alberto. È stato lui a colpirla alla testa e gettarla già dalle scale che portano in cantina. Lei non ha reagito, le tracce dell’assassino sul cadavere non sono state trovate, era «così tranquilla, aveva così fiducia» in chi gli stava davanti «da non fare assolutamente niente», come dicono le motivazioni, di 140 pagine, della sentenza d’Appello, demolite ieri dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Oscar Cedrangolo, che ha ravvisato numerose «incongruenze», dall’aver dato peso al tentativo di depistaggio da parte di Alberto nella chiamata al 118, che in realtà depistaggio non fu, ai rilievi effettuati da Ris dopo che la scena del delitto era stata «contaminata» dal passaggio di 24 persone. «Incongruente», secondo il pg è stata anche la scelta di escludere l’aggravante della crudeltà in una sentenza in cui si dice che Chiara è stata «brutalmente» uccisa: «Se Alberto è innocente deve essere assolto, ma se è colpevole deve avere la pena che merita». 30 anni, come chiesto dalla procura generale di Milano. Su questo anche dovrà motivare la quinta sezione penale della Cassazione, presieduta da Maurizio Fumo, che ha dato per buon il calcolo della Corte d’Appello. Escluse sia le attenuanti generiche che l’aggravante di crudeltà, in ragione della scelta del rito abbreviato ha applicato lo sconto di pena di un terzo alla pena base di 24 anni: 16 anni e un milione di euro di risarcimento ai Poggi, più 22mila di spese per il processo quantificate stamattina. Sull’esclusione dell’aggravante di crudeltà c’è un precedente recente: sempre la Cassazione ha disposto uno sconto di pena per Salvatore Parolisi spiegando che le 36 coltellate inflitte alla moglie Melania furono un «dolo d’impeto» ed escludendo che l’ex militare avesse voluto infliggere «sofferenze che esulino dal normale processo di causazione dell’evento». «Quanto detto ieri dal pg è la verità dei fatti. Come si fa a mettere una persona in carcere quando c’è una sentenza completamente illogica?», ha detto amaro l’avvocato Fabio Giarda, figlio del professor Angelo Giarda che ha guidato il collegio difensivo di Stasi: «Se una persona ha commesso un fatto del genere deve avere l’ergastolo». Stasi dovrà scontare per intero la condanna visto che in questi 8 anni non ha mai fatto custodia cautelare a eccezione di pochi giorni nel settembre 2007 nel carcere di Vigevano

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