| categoria: economia

TELECOM/ Crollo delle azioni risparmio, Vivendi: vogliamo un ruolo

Vivendi arrotonda la sua quota in Telecom e sale al 20,5% circa. Suona come un rullo di tamburi alla vigilia della battaglia anche se si tratta in realtà di un’operazione avvenuta ormai tre settimane fa. Intanto in Borsa già si scommette, l’operazione di conversione delle risparmio – con l’astensione annunciata da parte dei francesi e il gioco di veti incrociati – potrebbe naufragare e i titoli di risparmio vengono buttati giù del 10,66% a 0,88 euro mentre le azioni ordinarie chiudono la seduta in calo dell’1% a 1,08 euro. Lo 0,4% del capitale ordinario che i francesi hanno aggiunto al loro portafoglio dovrebbe quindi essere già stato depositato con il resto della quota per partecipare all’assemblea di domani. Nessuna sorpresa sull’affluenza che resta stabile e poco sotto il 56% del capitale. Alla vigilia della riunione dei soci che dovrà decidere sulla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie e sull’ingresso in cda «risultano legittimati alla partecipazione i portatori di 7.511.862.162 azioni, corrispondenti al 55,6438% del capitale ordinario». L’appuntamento è fissato a metà mattina presso l’auditorium di Rozzano, nell’hinterland milanese ma tutto lascia immaginare che non sarà una giornata breve ed è difficile immaginare quale sarà l’epilogo, ogni finale resta possibile. «Telecom ha bisogno di un’unità di comando tra il board, il suo presidente e l’èquipe dei manager per potere realizzare progetti chiave per il Paese. Primo fra tutti, la banda larga, un tema sul quale siamo allineati con il governo di Matteo Renzi. E Vivendi, socio sopra il 20%, chiede di avere un ruolo» dichiara Arnaud de Puyfontaine, ceo della media company francese e candidato ad entrare nel board del gruppo telefonico. Domani sarà presente a Rozzano ed è atteso un suo intervento davanti ai soci. Al braccio di ferro sulla governance, i francesi chiedono di allargare il cda da 13 a 17 componenti e far entrare 4 propri rappresentanti, fa seguito l’ostruzionismo all’operazione di conversione delle azioni di risparmio che invece è appoggiata da tutti gli investitori istituzionali. «Non c’è alcuna relazione» tra l’astensione dal voto sulla conversione e il rischio che i grandi fondi boccino la richiesta di integrazione del board risponde invece in un’intervista al Corriere della Sera il ceo di Vivendi. «Noi siamo assolutamente favorevoli alla manovra. Non a queste condizioni» spiega che reputa insufficienti i 9,5 centesimi richiesti di conguaglio (a livelli di sconto dell’8%) e ne chiederebbe 12,5 per far salire l’incasso a 750 milioni, se non a 900 con un premio di 15 centesimi di euro.

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