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Banca Etruria, un direttore di filiale ammette: “Così mentivamo ai correntisti”

Per collocare bond a rischio «i dipendenti ricevevano premi in soldi sul rendimento settimanale. È iniziata una caccia all’uomo spietata: correntisti (soprattutto anziani) venivano raggiunti in case di cura o ospedali, incontrati casualmente fuori da scuola e invitati ad andare in banca, o chiamati uno per uno». È quanto racconta in un’intervista a Repubblica un direttore di banca Etruria di una filiale del centro Italia, che parla sotto garanzia dell’anonimato. «Ho cercato di salvare quanti più correntisti ho potuto, invitavo i miei clienti a rivolgersi ad associazioni di consumatori per saperne di più. Non potevo dire loro la verità, avrei rischiato il posto di lavoro, ma che le obbligazioni subordinate fossero un prodotto che avrebbe rovinato solo e soltanto i clienti lo sapevamo tutti». Spiega i meccanismi utilizzati per collocare i bond: «con correntisti e piccole e medie imprese operavamo così: proponevamo le obbligazioni subordinate a tutti dichiarando un rischio zero. A chi invece ci chiedeva un mutuo lo concedevamo maggiorato con l’obbligo di acquistare questi titoli». Secondo il direttore, il questionario Mifid non veniva sottoposto al cliente: «nel 95% dei casi veniva compilato dagli impiegati di banca». «Si trattava soprattutto di persone con una scolarità finanziaria pari allo zero a cui noi professionisti del settore eravamo obbligati a spiegare tutto. Invece questo non avveniva. Moltissimi di loro non sapevano neanche cosa stavano firmando». Il direttore spiega come dopo «l’ispezione e le lettere inviate dai commissari della banca ai correntisti è successo qualcosa di ancora più vergognoso». «Nella stragrande maggioranza dei casi è successo che i dipendenti dicessero che era una pura formalità e facevano rifirmare lo stesso prodotto, però con la dicitura ‘alto rischiò, senza che il cliente sapesse nulla».

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