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Sostenibilità, energia dal mare. Civitavecchia porto pilota

Civitavecchia - Il porto

Produrre energia elettrica dal moto ondoso del mare. È Civitavecchia il porto pilota per il progetto ‘Rewec 3’, avviato in fase sperimentale dall’Autorità Portuale di Civitavecchia e i cui risultati, considerati particolarmente al di sopra delle aspettative, sono stati illustrati oggi dal segretario generale Maurizio Ievolella, dal professore dell’Università di Reggio Calabria Mediterranea Felice Arena, che collabora con il padre del progetto Paolo Boccotti, docente dello stesso ateneo, e da altri esperti del settore marittimo e rappresentanti di autorità portuali italiane.

Il progetto, che nasce dall’esperienza dell’Università di Reggio Calabria ‘Mediterranea’, con investimenti dell’Autorità portuale di Civitavecchia e dell’Unione europea, mira ad attuare una tecnologia innovativa per lo sfruttamento delle energie del mare (onde, correnti e maree) e fa parte delle nuove opportunità per aumentare il ricorso alle fonti rinnovabili. E il porto di Civitavecchia, precursore di tale strategia green, si è ritagliato un ruolo primario nell’intero panorama portuale nazionale. Nel dettaglio il Rewec 3 prevede l’installazione di particolari cassoni in cemento nella darsena del porto e con l’ausilio di turbine chiamate autorettificanti consente di produrre energia elettrica sfruttando il moto ondoso naturale del mare. L’obiettivo è quello di modificare il mix energetico utilizzato per le infrastrutture e introdurre nuovi sistemi anche di trasporto all’interno del porto, alimentati da fonti di energia rinnovabili. L’energia prodotta sarà messa in rete e e distribuita all’utenza portuale.Un cassone del Rewec3 è costituito da un condotto verticale che interagisce con il moto ondoso mediante un’imboccatura superiore. Tale condotto è, poi, collegato ad una camera di assorbimento attraverso un’apertura di fondo.

La camera di assorbimento è posta in contatto con l’atmosfera mediante un condotto nel quale è alloggiata una turbina self-rectifying. Perciò la camera di assorbimento contiene una massa d’acqua nella parte inferiore e una sacca d’aria nella parte superiore. A causa del moto ondoso davanti alla parete si genera una fluttuazione di pressione sull’imboccatura superiore esterna del condotto verticale, che causa a in fasi alterne l’entrata e l’uscita dell’acqua dall’impianto. La fluttuazione porta a comprimere (cresta d’onda) e decomprimere (cavo d’onda) il polmone d’aria nella camera di assorbimento ed il flusso d’aria generato fa azionare la turbina/generatore posizionata nella parte superiore della camera producendo energia elettrica.

«Possiamo dire quindi che finalmente è in via di soluzione il problema dell’energia elettrica – spiega all’Adnkronos Ievolella, segretario generale dell’Autorità – Considerate che attualmente il porto consuma intorno a 9 megawatt all’anno, quindi avere la possibilità, in prospettiva, di poter abbassare significativamente il prelievo dell’energia dalla rete nazionale vuol dire non solo risparmio economico ma anche abbassare le emissioni a livello portuale. Quindi il bilancio energetico come porto avrà sicuramente un grande beneficio».

«Per Civitavecchia – continua Ievolella – il progetto Rewec3 è in fase sperimentale e dai primi monitoraggi sembra vi siano risultati straordinariamente positivi. Adesso si passerà alla produzione industriale delle turbine e alla realizzazione di questi cassoni particolari, per arrivare poi a un sistema industriale che fornirà definitivamente un grande supporto al consumo energetico del porto».

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