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Tangenti per concorso Gdf, ai domiciliari tre marescialli

Garantivano il buon esito del concorso per Allievi sottufficiali della Guardia di Finanza in cambio di soldi. Con l’accusa di millantato credito e corruzione sono da oggi agli arresti domiciliari tre marescialli delle Fiamme Gialle. Ad eseguire le misure cautelari sono stati i militari del Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Napoli che nei mesi scorsi avviarono le indagini dopo aver appreso di un collega entrato in contatto con i sottufficiali indagati che gli avrebbero proposto il loro «interessamento» affinché il figlio superasse il concorso. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Napoli Nicola Quatrano a conclusione dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dai pm Giancarlo Novelli e Valter Brunetti. La procura aveva ipotizzato il solo millantato credito, ma il giudice ha ritenuto che agli atti vi siano elementi per contestare anche il reato più grave di corruzione. I destinatari delle ordinanze agli arresti domiciliari, Antonio Izzo e Nicola Ponticello in servizio alla stazione navale di Napoli, e Massimo De Luca, del centro reclutamento di Roma, sono indagati in relazione a due episodi. Nel primo caso avrebbero avvicinato il genitore di un aspirante al concorso di quest’anno per Allievi sottufficiali promettendo l’intervento per il buon esito, un tentativo che non avrebbe avuto seguito per il rifiuto opposto dal padre del candidato. In un’altra circostanza i sottufficiali avrebbero ottenuto 50 mila euro da un loro ex collega per favorire il superamento del concorso della figlia: quest’ultima però fu bocciata agli orali e i marescialli avrebbero restituito la somma. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il comandante provinciale della Gdf di Napoli Gianluigi D’Alfonso e il comandante del Nucleo di polizia tributaria, colonnello Giovanni Salerno. Gli ufficiali hanno sottolineato il particolare impegno profuso nell’indagine per garantire la trasparenza dei concorsi. L’inchiesta si basa anche su intercettazioni telefoniche, in una delle quali – hanno evidenziato gli investigatori – gli indagati affermavano che i componenti della commissione del concorso erano inavvicinabili. Il gip ha osservato che comunque in alcune conversazioni, i marescialli si riferivano a presunti contatti con componenti della commissione. Una ipotesi sulla quale sono ancora in corso accertamenti. Nell’inchiesta risultano indagati, in stato di libertà, anche l’ex finanziere e la figlia che entrarono in contatto con i sottufficiali coinvolti nell’indagine.

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