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“Sanatoria su Imu chiesa”, è scontro civatiani-Pd

Una «sanatoria tombale» per gli immobili della Chiesa, ‘nascostà nella Convenzione fiscale tra Stato e Santa Sede firmata ad aprile. È la denuncia del deputato civatiano Andrea Maestri (Al-Possibile), secondo il quale nel testo c’è una norma che cancella «ora e per sempre» la possibilità dell’Italia di chiedere Imu, Tari e Tasi a «tantissimi immobili» della Chiesa. Ma Franco Monaco, relatore della legge di ratifica della Convenzione, respinge la lettura: «Nessuna sanatoria. Solo un atto dovuto», replica. Al centro della denuncia c’è l’articolo 6 del ddl di ratifica, già vagliato dalla commissione Esteri della Camera e atteso in Aula. La norma prevede che gli immobili indicati agli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense dell’11 febbraio 1929, «sono esenti da tributi sia ordinari che straordinari, presenti e futuri, tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente, senza necessità di ulteriori e specifiche disposizioni di esenzione». Inoltre il comma 2 aggiunge che l’esenzione ‘coprè anche «i rapporti pendenti e non definiti con sentenza passata in giudicato». L’elenco degli immobili cui la legge fa riferimento va dalle basiliche di San Giovanni in Laterano, di Santa Maria Maggiore e di San Paolo, cogli edifici annessi, al palazzo pontificio di Castel Gandolfo con tutte le dotazioni, attinenze e dipendenze. Dai palazzi di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, a Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant’Apollinare e la Casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo. Esentando quegli edifici dalle imposte, l’Italia dà applicazione «molto tardiva ai Patti lateranensi del ’29, così come aggiornati nell’84. Dunque nessuna novità, anzi l’Italia era in ritardo», spiega Monaco. E aggiunge che la Convenzione compie più in generale «un importante passo nella linea di ottemperare ai parametri sulla trasparenza fissati dall’Ocse in materia fiscale e si applica a soggetti italiani che hanno attività finanziarie nel Vaticano». «Quel che è più discutibile – replica Maestri – è l’applicazione a processi pendenti. Significa che c’è del contenzioso aperto tra Stato e Chiesa e il Governo chiude tutto, ora e per sempre».

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