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MOSE/ Orsoni al Gup, “Mai ammesso colpevolezza che respingo”

«Non ho mai ammesso la colpevolezza che ho sempre respinto fermamente mentre il patteggiamento, poi fallito, l’ho affrontato perché era necessario tornare a guidare la città per le emergenze tra cui quella del bilancio». Lo ha detto l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, rilasciando dichiarazioni spontanee al Gup Andrea Odoardo Comez durante l’udienza preliminare che lo vede indagato, nella vicenda Mose, per finanziamento illecito dei partiti. Secondo l’accusa, Orsoni avrebbe intascato 550mila euro per la sua campagna elettorale messigli a disposizione del Consorzio Venezia Nuova (Cvn), concessionario unico per le opere di salvaguardia di Venezia all’epoca dei fatti guidato da Giovanni Mazzacurati. Sul patteggiamento Orsoni, che all’epoca era ai domiciliari, ha detto: «è stato indotto dalla Procura per risolvere i problemi relativi alla gestione della città permettendomi se fosse andato a buon fine di tornare alla guida della stessa». «Poi nello sviluppo dei fatti e di fronte di una sorta di tradimento della politica – ha aggiunto – ho deciso, invece di pensare alla comunità, di preoccuparmi di me stesso». Al Gup, l’ex sindaco ha detto che le accuse non esistono e che i fatti addebitati non sussistono mettendo in evidenza la non credibilità del suo grande accusatore, Mazzacurati. «Quando il 4 giugno 2014 – ha rilevato Orsoni, riferendosi al momento degli arresti per l’inchiesta Mose – ho letto alcune delle carte che mi riguardavano con le dichiarazioni di Mazzacurati, a caldo, ho pensato addirittura a una vendetta personale per gli atti che da sindaco ho fatto, come la restituzione alla città dell’Arsenale, in aperto contrasto con il Cvn».

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