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Porto di Civitavecchia: La Corte dei Conti boccia il commissario

Ricavi in calo, opacità nell’assegnazione di concessioni pluriennali, mancato rispetto delle norme nell’indizione di gare pubbliche e nel riconoscimento di prestazioni ad alcuni dirigenti e allo stesso presidente (oggi Commissario) Pasqualino Monti. La lente della Corte dei conti finisce sulle questioni più critiche che coinvolgono l’Autorità portuale di Civitavecchia, messe in fila una dopo l’altra all’interno della “Determinazione e relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria”, un voluminoso rapporto di 92 pagine consegnato dai magistrati contabili alle Camere.
Secondo i giudici della Sezione controllo sugli enti, negli ultimi tre anni l’Autorità portuale di Civitavecchia (che riunisce i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta) avrebbe perso colpi sul fronte dei numeri. “Tra il 2011 e il 2014 – si legge nella Relazione – i volumi delle merci sono passati nel loro complesso da 19 milioni di tonnellate a circa 15,5 milioni (…). Il traffico passeggeri che riguarda sostanzialmente il porto di Civitavecchia ha subito nel periodo in esame un progressivo decremento, più accentuato nel 2014, con una riduzione del 20% rispetto al 2011”.
In termini di bilancio questo ha causato il dimezzamento dell’avanzo di amministrazione (da 18,1 milioni del 2012 a 9,1 dello scorso anno); e l’annullamento di fatto dell’avanzo economico (da 15,4 milioni a 189mila euro).
La contrazione dei risultati economici nasce in parte dalla crisi economica, che ha contribuito alla riduzione del numero di turisti che transitano per i grandi porti europei, ma dipende anche dalla gestione di alcune partite decisive all’interno dell’Autorità portuale.
Questo almeno è il parere della Corte dei conti che mette in evidenza diverse criticità anche sul fronte della gestione (criticità in parte già denunciate in una serie di inchieste pubblicate dal sito Etruria News). Tra queste ci sarebbe l’acquisto di alcuni terreni da parte dell’Autorità, “senza aver seguito l’iter previsto dal decreto del ministro dell’Economia del 16 marzo 2012 e senza aver proceduto alla demanializzazione dei terreni, procedimento avviato solo dopo l’acquisto del bene e su sollecitazione del ministero vigilante”.

Secondo i giudici della Corte, nell’ambito delle criticità gestionali, figurerebbero anche alcuni rapporti di lavoro (come già denunciato da RE Inchieste nel servizio “Le strane assunzioni del modello Civitavecchia” pubblicato nell’aprile scorso). E infatti la Relazione ribadisce che “l’esito di una verifica ispettiva del ministero dell’Economia ha evidenziato l’assunzione di personale senza le procedure di reclutamento previste per le amministrazioni pubbliche”. Non sfugge al controllo neanche il presidente dell’Autorità Pasqualino Monti (nominato commissario il 23 luglio scorso e ormai vicino alla scadenza della carica) che – sempre secondo la Corte che riporta una circostanza già denunciata dal collegio dei revisori dell’Autorità – avrebbe accumulato una doppia retribuzione previdenziale, oltre a godere di un compenso “non conforme ai criteri indicati dal decreto ministeriale del 31 marzo del 2013”.
Ma la vicenda più intricata e significativa riguarda l’affidamento di uno dei servizi economicamente più importanti, quello che prevede la gestione di mobilità e parcheggio all’interno del porto. La commessa è stata affidata con una concessione trentennale alla società Port Mobility, costituita per l’occasione oltre dieci anni fa, il 13 dicembre del 2004.
Al momento della sua nascita, la Port Mobility è controllata da Autostrade per l’Italia (70%), Saba Italia (10%), Royal Bus Port of Rome (1%) e Autorità portuale di Civitavecchia (19%). Nel 2012 il pacchetto cambia completamente e oggi la maggioranza (77%) è nelle mani della Rogedil Servizi di Edgardo Azzopardi, già coinvolto nell’inchiesta della cricca sui Grandi Eventi.
Contestualmente al cambio di azionariato, sono intervenute modifiche decisive rispetto alla concessione originaria che hanno garantito, ad esempio, una copertura finanziaria alla società nel caso il numero di passeggeri che transitano per il porto sia inferiore a 1,4 milioni. Di fronte ai profondi cambiamenti intervenuti nel tempo rispetto alla concessione originaria, la Corte dei conti solleva oggi forti dubbi sulla mancata indizione di una gara pubblica e ribadisce: “Il corrispettivo economico di detta concessione si è fortemente incrementato ed è stato introdotto un livello minimo garantito”.
Ecco perché – concludono i giudici della sezione controllo sugli enti – “la Corte dei conti ritiene che si sarebbe dovuta effettuare una nuova gara, in linea con l’orientamento espresso dal Consiglio di Stato”.

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