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MO/ Lampi di guerra al confine tra Libano e Israele

L’uccisione del comandante di Hezbollah Samir Kantar nei pressi di Damasco – addossata dal gruppo scita libanese ad un raid di stamattina dell’aviazione israeliana non confermato dallo stato ebraico – ha innescato in serata lampi di guerra al confine tra Israele e Libano. Dopo tre razzi sparati nel pomeriggio dal Libano meridionale verso Galilea, e in particolare la città di Nahariya (ad un passo dalla frontiera), aerei israeliani – secondo media arabi, ripresi dalla tv Canale 10 – hanno colpito nel Libano meridionale le postazioni dalle quali erano partiti i tre razzi. L’uccisione di Kantar è avvenuta, secondo gli stessi Hezbollah, in un edificio di un sobborgo di Damasco: «aerei sionisti – hanno detto in una nota, citata dai media – hanno colpito un palazzo residenziale in Jaramana. Il decano dei detenuti liberati dalle prigioni di Israele, il fratello Mujahid Samir Kantar ha avuto il martirio insieme ad altri cittadini siriani». E su twitter Bassam Kantar, fratello di Samir, ha commemorato come «martire» il congiunto. Dopo la notizia, il ministro israeliano dell’energia Yuval Steinitz si è limitato a dire che se il fatto era vero certo non si sarebbe rattristato. «Kantar era un uomo cattivo – ha detto prima della riunione di governo in cui anche il premier Benyamin Netanyahu ha evitato qualsiasi commento diretto. »Forse l’intelligence finnica – ha aggiunto Steinitz – era al lavoro da quelle parti e ha fatto un buon lavoro«. Kantar, un druso libanese, aveva scontato circa 30 anni nelle carceri israeliane da dove era stato liberato nel 2008 in cambio dei corpi dei due soldati Eldad Regev e Ehud Goldwasser, rapiti dagli Hezbollah in un’operazione al confine che dette la miccia alla Seconda Guerra del Libano. Il suo nome era legato ad un attentato particolarmente cruento avvenuto 36 anni fa a Nahariya e rimasto nella memoria degli israeliani: nell’aprile del 1979 Kantar, che allora aveva appena 16 anni, sbarcò dal mare con un commando del Fronte della liberazione della Palestina nella cittadina Nahariya. Prima uccise il poliziotto Eliyahu Shahar, poi prese in ostaggio da una casa Danny Haran e la figlia Einat di 4 anni trascinandoli sulla spiaggia. Secondo l’accusa – che lo condannò a lunghe pene detentive – Kantar uccise Haran e fracassò il cranio della figlia Einat con il calcio del fucile, e infine venne catturato. Il miliziano sostenne di non aver ucciso Einat Haran, colpita invece secondo la sua tesi durante il conflitto a fuoco. Nel rapimento morì anche l’altra figlia di Haran, Yael soffocata inavvertitamente dalla madre Smadar per impedirle di piangere e rivelare così dove erano nascoste durante l’irruzione di Kantar. Stamattina la signora Smadar ha detto che »una giustizia storica è stata compiuta« ed ha sottolineato come Kantar, dopo il suo rilascio, »sia ritornato alle sue attività di terrore, complottando e operando« contro Israele. E Yoram Shahar, fratello del poliziotto ucciso, ha detto questa mattina »di non avere dubbi che le forze di sicurezza israeliane l’avrebbero raggiunto. Sapevo che stava vivendo giorni contati«. Hamas da Gaza invece ha definito via twitter l’uccisione del druso libanese »un crimine odioso«. Sono in molti ora gli analisti a domandarsi quale sviluppo, al di là di quelli già accaduti, possano avere i fatti di oggi, anche se Haaretz avverte che in ultima analisi questo »dipenderà molto dall’Iran«. Non a caso Kantar – messo dagli Usa in una lista di terroristi nel settembre 2015 – dopo la sua liberazione aveva scalato i vertici di Hezbollah da cui era stato accolto come un eroe. Secondo i media, aveva un ruolo centrale nel coinvolgimento del gruppo scita libanese nella guerra civile siriana a fianco del presidente Bashar Assad e negli sforzi congiunti con l’Iran di costruire »infrastrutture del terrore« sulle alture del Golan per attacchi contro Israele.

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