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DIETRO I FATTI/L’accorpamento Asl RmB-Asl RMC? E’ “cosa loro”, meglio che non se se sappia troppo in giro

di Giulio Terzi

Chissà perché non c’è mai niente di chiaro, di comprensibile – alla faccia della tanto sbandierata trasparenza – nelle mosse della Giunta Zingaretti sul quadrante sanità. Un misto di arroganza e superficialità, un atteggiamento che lascia sempre il sospetto che si voglia nascondere qualcosa e mettere tutti davanti al fatto compiuto. Chi comanda ha sempre altro da fare quando si tratta di spiegare, di rispondere alle critiche, di mettere le carte sul tavolo. Ma quando c’è da tagliare qualche nastro o da fare qualche annuncio ad effetto i giornalisti vengono avvertiti e convocati per tempo per dare il giusto risalto all’avvenimento. La questione del giorno è il futuro accorpamento della Asl RmB con la Asl RmC. Si è spostato un manager a metà del mandato, si è spedito in loco un commissario straordinario per gestire l’operazione, e non uno qualunque, ma Flori Degrassi, il dg che ha fatto il bello e il cattivo tempo in Regione per quanto riguarda la politica sanitaria. La fusione dovrebbe passare per un dibattito in seno al Consiglio Regionale, se me dovrebbe parlare in Commissione sanità, è una decisione importante, andrebbe verificata, discussa, se non condivisa. Ma Zingaretti e i suoi scelgono una scorciatoia, niente confronto, salta la commissione già fissata, il governatore ritiene che non sia necessario, visto che è tutto deciso. Anzi, il documento ad hoc è già pronto, e viene fatto circolare attraverso l’agenzia di stampa Dire. Un modo curioso di muoversi e di comunicare. Ma così si comporta la Giunta quando vuole evitare di spiegare. Era stata predisposta la relazione di accompagno che mancava nella riunione precedente, motivo in base al quale le opposizioni avevano chiesto e ottenuto il rinvio, ma inutilmente. Al Consiglio il tema non interessa più, la maggioranza abdica e pure i consiglieri Pd. Sugli accorpamenti delle Asl, a cominciare da quello della B con la C, la Giunta farà a modo suo. Tanto ormai si sta discutendo il bilancio e non ci sarebbe tempo utile per affrontare l’argomento.

Non resta che prendere il dispaccio della Dire e leggerselo con calma, tanto dal 1 gennaio le Asl romane cambieranno volto, con o senza una proposta di legge regionale”. I dati sono comunque di estremo interesse. Secondo la relazione il risparmio è stimato in 36,5 milioni di euro. Dieci milioni saranno risparmiati omogeneizzando il trattamento economico del personale che per le due Asl è pari a 5.914 unità di personale. La spesa per il personale nel 2014 è stata di oltre 337 milioni. L’unificazione favorirà i percorsi di mobilità ad oggi di fatto bloccati. Venti milioni invece sono i risparmi attesi dalla razionalizzazione dell’acquisto e delle gare relative ai beni e servizi e applicando ai contratti in essere le riduzioni secondo le indicazioni contenute nella legge di stabilità 2015; 3 milioni di minori spese invece sono attesi dalla riduzione delle consulenze, e altri 3,5 milioni dalla riduzione dei canoni di locazione in essere. Oggi le due aziende utilizzano 49 immobili in affitto che costano ogni anno circa 7 milioni di euro. Entro il 2015 – si legge nella relazione – scadranno 13 contratti sui 49 esistenti (pari a circa il 27%)”. La Asl dove maggiore sarà il taglio è quella della Roma B (Tiburtina Montesacro) che ha un tasso di locazione passiva pari al 52% del totale, la Asl RmC invece si ferma solo a poco più di un terzo e cioè al 34,4%. Entrambe utilizzano sedi piccole e/o piccolissime (<300mq) per circa il 50% del totale. Tutto chiaro, sulla carta, manca la possibilità di verifica e soprattutto di un contradditorio. Non si dice in nessun modo quanto costi questa enorme riconversione, ad esempio, quanto durerà la razionalizzazione, quante risorse (anche umane) verranno impiegare e quale sarà la ricaduta in fieri sulle utenze, e cioè sui cittadini. Perché, alla fine della partita il problema di fondo sono loro. La fusione è vantaggiosa, comporterà un migliore servizio? O è soltanto una mera operazione finanziaria destinata a fare migliaia di vittime? Ci sono stime, valutazioni su questo versante? La mega Asl che deriverà dalla fusione della B con la C, la piu grande d’Italia, conterà su di 3.523 posti letto, il 25% del totale della Città di Roma. Nel suo territorio i residenti saranno un milione e 300mila, poco meno della metà degli abitanti della Capitale. L’accorpamento prevede la gestione di 1.251 medici e complessivamente di circa seimila unità di personale, il bilancio annuale della mega Asl potrebbe aggirarsi sui due miliardi e mezzo. Le aziende italiane che possono vantare questi numeri si contano sulle dita delle mani. Un affare enorme, che viene trattato praticamente come cosa privata.

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