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La Camera stringe la cinghia, dipendenti sul piede di guerra

Tagli, tagli, fortissimamente tagli: Montecitorio stringe ancora la cinghia e comprime le spese mettendo in conto per il 2016 una riduzione di 130 milioni rispetto al 2011. Un taglio complessivo dell’11,7 per cento rispetto a cinque anni fa che sale al 21.6% alla voce spese per il personale che infatti scendono da 285 a 223,4 milioni di euro. Proprio oggi l’Ufficio di Presidenza della Camera ha approvato il progetto di bilancio per l’anno 2016, unitamente al bilancio triennale 2016-2018 con una annotazione carica di soddisfazione: «nel 2016 la spesa complessiva si riduce rispetto all’anno precedente per il quinto anno consecutivo (Nello stesso periodo la spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato segna un aumento del 12,62 per cento: una differenza di oltre 24 punti percentuali»). Ma sul tavolo dell’ufficio di presidenza c’era anche un’altra grana, la vertenza con i dipendenti in agitazione contro i tagli alle indennità di funzione confermati anche quest’anno. Ma la trattativa con le rappresentanze sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Osa-Camera, Ils, Spi, Sindacato Autonomo, Aspa), che avevano anche lanciato un ultimatum alla Camera (no a «decisioni unilaterali»)si è trasformata in un braccio di ferro che ha portato alla rottura. Così – come ha riferito il portavoce – l’ufficio di presidenza ha confermato le misure previste per il contenimento delle spese del personale: fino al gennaio 2017 sospensione dell’incremento delle indennità retribuzioni tabellari dei dipendenti (sulla base dell’accordo del giugno 2011); sospensione dell’adeguamento automatico delle retribuzioni in attesa della nuova disciplina in corso di definizione con il Senato; e ha infine stabilito che non si consente, a partire dal 2016, la monetizzazione della mancata fruizione delle festività soppresse. Quanto al progetto di bilancio che ha avuto oggi l’ok, in ciascuno degli anni 2016-2018 la spesa complessiva resta al di sotto del miliardo di euro, «confermando il risultato conseguito nel 2015 per la prima volta dopo oltre dieci anni». «Concorre a questo risultato, tra la altre misure adottate, la proroga sino a tutto il 2018 del blocco dell’indennità parlamentare e dei principali rimborsi per i deputati, che determina un risparmio di circa 46 milioni di euro nel 2018; in assenza degli interventi di riduzione e di blocco dell’adeguamento dell’indennità parlamentare adottate a partire dal 2007, la misura mensile lorda dell’indennità medesima – oggi pari a 10.500 euro circa – ammonterebbe a circa 15.000 euro».

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