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Delitto Caccia, i dubbi della Procura: “Quadro ancora incomoleto”

 «Credevo e soprattutto speravo che sarebbero venuti fuori ulteriori elementi che servissero a completare il quadro. Perchè si era arrivati alla condanna del solo Belfiore, anche se erano stati imputati dell’omicidio anche altre persone, su cui però non si era mai riusciti ad avere prove sufficienti per arrivare a una condanna. E tuttora mi auguro che emergano altri elementi, perchè il quadro non è ancora completo». Lo afferma in un’intervista alla Stampa il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, sul delitto del procuratore capo Bruno Caccia, del quale fu collega. «Furono proprio le indagini su quell’omicidio a evidenziare come la criminalità organizzata, soprattutto quella di matrice mafiosa – in particolare proveniente da Catania – e quella calabrese, fosse più presente e radicata sul territorio di quello che certamente fino ad allora si era creduto», sottolinea. «Prima, la comprensione era indubbiamente inferiore. Allora c’era molto la percezione della loro presenza nel gioco d’azzardo e nel contrabbando. Poi, sono arrivate la droga e le estorsioni». «Quello che si capì dopo fu certamente sviluppo di qualcosa già presente: ad esempio, i fratelli Miano erano già stati coinvolti in vari procedimenti. Ma non si immaginava quella presenza così forte che sarebbe emersa solo successivamente. Tanto è vero che quando Caccia fu ucciso furono battute tutte le strade possibili». 

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