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Anche in missione Antartide si festeggia con ravioli e panettone

Sarà un Natale con menù tutto italiano anche a 13mila chilometri di lontananza per la spedizione italiana in Antartide. Su una calotta di ghiaccio di 3200 metri con una temperatura di -25 gradi (che la notte arriva a -35) tecnici italiani e francesi della la XXXI° Campagna Antartica estiva 2015-2016 del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra) che si chiuderà l’8 febbraio prossimo, si ritrovano a cena nella base Concordia Station per festeggiare la vigilia con un pranzo della tradizione. È già ora di cena in Antartide e tutto è pronto: insalata di polpi, antipasto all’italiana, risotto al radicchio con sorbetto allo Champagne a cui si aggiunge il filetto alla Wellington con purée natalizio e formaggi italiani e francesi. Chiude la cena della vigilia di Natale la mousse ai due cioccolati. «È un Natale molto diverso qui alla base Concordia» dice Angelo Domesi, tecnical manager assistant della base italo-francese, che da dodici anni festeggia tra i ghiacci il Natale. Padre di tre figli («forse il prossimo anno mi fermerò e festeggerò con loro»), non nasconde l’emozione di stare «in un luogo così particolare, su una calotta di ghiaccio dove è sempre giorno». Nella base internazionale non c’è il presepe ma solo un albero di Natale, «qui si mangia cibo acquistato in Australia, ma la scorta è tutta italiana, non manca il parmigiano e soprattutto la pasta: qui è fondamentale, a questa quota bisogna nutrirsi». E infatti, il pranzo di Natale è a base di antipasti misti e ravioli al nero di seppia, cosce di rana e tacchino farcito con patate alle erbe. Ovviamente non mancano i dolci tradizionali italiani: millefoglie di panettone. Le famiglie potranno essere contattate via Skype, che funziona attraverso l’antenna satellitare installata sulla base: «La lontananza da casa si sente, siamo proprio tanto distanti – sottolinea Domesi – In questi dodici anni ho dimenticato qual è la vita normale, quella fatta di shopping, di file e di pranzi familiari – forse il prossimo anno mi fermerò, voglio passare il Natale a casa».«Si viene qui in Antartide – spiega – perché si ha un forte passione e non di certo per i soldi, non ci si riposa mai nelle 24 ore e nemmeno nei giorni di festa. Lo scorso anno il 25 dicembre abbiamo lavorato per consentire la partenza ad un aereo che doveva riportare a casa alcune persone. Anche oggi, nonostante sia la vigilia di Natale, abbiamo lavorato per ripulire una zona destinata a ospitare un telescopio». Non solo: la missione ha un altro compito, quello di prelevare il ghiaccio a 3000 m di profondità: «è il ghiaccio più antico, risale a 800.000 anni fa, ed è importantissimo per risalire a quale fosse la temperatura in quel periodo e vedere come è cambiato il clima».

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