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L’arcivescovo di Ancona, “Pronti a dare una forma di sollievo alle famiglie ferite da Banca Marche”

«Credo che non sia un Natale gioioso. Tuttavia credo fosse necessario elaborare un pensiero di modo che queste e tante altre ferite delle famiglie potessero trovare, alla luce del Natale, una qualche solidarietà». Lo ha affermato a Radio Vaticana il cardinale arcivescovo di Ancona Edoardo Menichelli, a proposito degli azionisti e obbligazionisti che con il salvataggio di Banca Marche hanno perso tutti i loro risparmi. Il cardinale ha anche parlato della «sedia troppo grande» occupata nella nostra società dal valore-denaro. «Ci saranno percorsi legislativi, percorsi di responsabilità, su cui erano chiamate a pronunciarsi le istituzioni preposte – ha osservato Menichelli -. Non credo sia pensabile una cosa specifica, ma come la Chiesa fa per tante altre povertà, tante altre situazioni difficili, è probabile, pensabile che si possa dare qualche sollievo, anche se non esaustivo, pure a questa situazione. Dico sollievo, non riparazione, perché la parola ‘riparazione’ forse diventa più complessa e più impegnativa naturalmente». Sul valore delle banche, il card. Menichelli afferma che «devono gestire il denaro che i clienti affidano a queste istituzioni, in modo tale che ci sia un ritorno positivo per tutta la società». «Faccio un riferimento che non è relativo a questo fatto – ha specificato -, ma quante cosiddette azioni di minicredito, anche attraverso la Caritas o ad alcune istituzioni bancarie, anche come Diocesi, si sono fatte non solo da noi, ma anche altrove. Dall’altra parte, bisogna che tutti noi si recuperi un nuovo rapporto con il denaro, perché pare che il denaro abbia preso una ‘sedia’ troppo grande, una ‘sedia’ pesante che non lo invita più ad essere un bene di servizio e un bene di aiuto, ma un bene di potere, un bene di asfissia sociale». «Il desiderio di fare quattrini senza lavorare è un desiderio imperioso, che ha toccato il cuore delle persone e ha stuzzicato anche la furbizia delle persone – fa notare -. Ma il denaro non è un dio che soddisfa o che salva: il denaro è un dio che schiavizza e poi ti abbandona. Allora è necessario che veramente ci sia un recupero di sapienza, personale e collettiva; che questo bene debba essere celebrato e vissuto come un bene a vantaggio delle persone, delle famiglie, dell’attività produttiva, delle situazioni di debolezza, del welfare sano. Ma il lavoro è lungo, perché dobbiamo liberarci prima: dobbiamo prima convertirci, come dice Papa Francesco, poi si può realizzare questa novità, che sicuramente rallegrerà la vita di tanti».

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