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LITORALE/ Ville, negozi e moto da corsa: sequestrato il patrimonio dei “narcos” romani

La magistratura insieme con la Guardia di Finanza hanno restituito definitivamente alla collettività l’intero patrimonio illecitamente accumulato dalla banda di narcotrafficanti collegata al duo Roberto Pecci e Medardo Marras. Partendo nel 2014 dalla scoperta alla Cargo City del “Leonardo da Vinci” di 110 chilogrammi di cocaina purissima occultati in una cassa di legno – apparentemente una normale spedizione commerciale destinata, però, ad una fantomatica ditta dall’indirizzo inesistente – i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, hanno smantellato la pericolosa organizzazione criminale, composta da sette pluripregiudicati romani, facendo piena luce sull’attività illecita e sul considerevole giro d’affari principalmente localizzato sul litorale romano, tra Pomezia e Fiumicino.

Le indagini delle Fiamme Gialle del Gruppo di Fiumicino, coordinate dal giudice Carlo La Speranza della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, avevano consentito alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma di porre subito sotto sequestro tutti i beni nella disponibilità del clan – molti dei quali intestati a prestanome compiacenti – tra cui 22 veicoli, tra auto di lusso e moto da corsa, una lussuosa villa con vista mare, 5 appartamenti, 6 box auto e diverse attività commerciali, tra cui una lavanderia, un bar-pasticceria ed una società attiva nel settore immobiliare.

La villa sul mare si trova a Tor San Lorenzo. Al suo interno diverse moto: il figlio di uno dei boss è un appassionato di corse ed era proprietario di un bolide da competizione. I cinque appartamenti con i box-auto sono distribuiti tra Ostia e Fiumicino. La lavanderia automatica è aperta, invece, in un negozio di Pomezia. A Bergamo infine è in attività il rinomato bar-pasticceria confiscato al clan. Con la confisca definitiva, l’intero patrimonio entra ora nella disponibilità dello Stato che potrà decidere, attraverso la specifica Agenzia, se mettere i beni all’asta o affidarli in gestione pubblica.

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