| categoria: economia

Inflazione ancora fiacca, +0,1% nel 2015

L’inflazione resta fiacca, al limite del segno più, in Italia e, appena meno anemica, anche in Europa. Dopo un 2014 già estremamente debole (+0,2%), il 2015 si è chiuso con un aumento dei prezzi di appena lo 0,1%, mentre per l’Unione europea il dato di dicembre si è stabilizzato ad un altrettanto poco soddisfacente +0,2%, lontanissimo dall’obiettivo europeo del 2%. A lasciare il segno è stato, soprattutto nella seconda parte dell’anno, il crollo dei prezzi del petrolio, e quindi della componente energetica, che la politica monetaria della Bce è riuscita solo parzialmente a contrastare. Grazie al Quantitative easing, la deflazione, toccata nel primo semestre con strascichi fino all’estate, non è riuscita infatti ad innestarsi profondamente nel tessuto economico dell’Unione. Tuttavia lo spettro di una dinamica negativa dei prezzi, accompagnata dallo stallo degli investimenti, rimane. Praticamente in tutto il vecchio continente. In Italia un tasso così basso di inflazione, spiegano gli statistici dell’Istat, non si vedeva dal 1959, quando i prezzi diminuirono in media d’anno dello 0,4%. A differenza di quanto sta accadendo in questi anni, oltre mezzo secolo fa, agli albori del boom, il Pil marciava però a ritmi oggi praticamente impensabili per il mondo occidentale, pari ad oltre il 6%. La bassa inflazione è del resto nemica, in Paesi a rischio come l’Italia, del debito pubblico. Se infatti il tasso di crescita dei prezzi fosse, come dovrebbe, intorno al 2%, la crescita nominale, sulla quale si calcolano in rapporto debito/Pil e deficit/Pil, sarebbe molto più pronunciata e il debito italiano sarebbe quindi più facile da contenere. Il rallentamento rispetto al 2014, è soprattutto il risultato dell’inversione di tendenza dei prezzi dei trasporti (-2,7% dal +0,7% dell’anno precedente) e del passaggio in territorio negativo anche di quelli dei abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,8% a fonte di una variazione nulla nel 2014). Comparti su cui ha un peso preponderante la componente energetica. Basti pensare alla caduta dei listini dei carburanti. L’Istat rileva infatti per i beni energetici non regolamentati una diminuzione nel 2015 pari a -10,3%. Una flessione molto più forte di quella registrata nel 2014 (-2,1%). Ad accelerare è invece il cosiddetto ‘carrello della spesa’ (comprensivo degli alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona), che in media d’anno, è risultato più caro rispetto al 2014, salendo al +0,8% dal +0,3% dell’anno precedente.

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