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I mercati affondano con la svalutazione cinese e il test atomico

– La banca centrale cinese svaluta, nuovamente e a sorpresa lo yuan, il livello più basso dall’aprile 2011 e le prospettive per la crescita mondiale si sommano alle tensioni geopolitiche, non solo il conflitto tra Iran e Arabia ma ora anche lo spettro della bomba H con la Corea del Nord che annuncia nuovi test. Per le Borse – già nervose in questo inizio 2016 – è troppo e si piegano. Milano (-2,67%) è la peggiore ma l’Euro Stoxx 600 cede l’1,3% il livello più basso da dicembre e gli altri listini non fanno meglio. Londra cede l’1,04%, Parigi l’1,26%, Francoforte lo 0,9 per cento. Il petrolio affonda a New York, dove le quotazioni perdono il 5,64% a 33,94 dollari al barile, ai minimi dal 2009. Il vento contrario parte dai mercati asiatici dove ad eccezione di Shanghai (+2,25%) e Shenzhen (+2,59%), sostenute dagli acquisti pubblici hanno chiuso in negativo gli altri listini, da Tokyo (-0,99%) a Taiwan (-1,05%), da Seul (-0,26%) a Sidney (-1,18%) ed Hong Kong (-1,18%). La mossa della banca centrale cinese, commentano gli analisti, ricorda la svalutazione dello scorso agosto, che ha sbalordito i mercati finanziari di tutto il mondo e ha scatenato un selloff generalizzato. Ma non è solo la Cina il focus su cui gli investitori si concentrano. Restano tutti i temi preoccupanti dello scorso anno e responsabili della volatilità dei mercati a cui si sommano i timori per le tensioni geopolitiche e i bond sono il ‘bene rifugio’ in questi momenti di indebolimento del mercato azionario. «C’è un avversione al rischio in questo momento» commenta Benjamin Dunn, presidente di Alpha Teoria Advisors. I dati macro diffusi nel pomeriggio negli Usa non hanno migliorato il sentiment con l’indice Ism servizi, che misura l’andamento del settore servizi negli Stati Uniti, in calo a dicembre a 55,3 a fronte del 55,9 di novembre, un numero inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 56. Le quotazioni del greggio invece appaiono influenzate dalle scorte che, secondo i dati forniti dal Governo americano, sono ai livelli più alti di tutti i tempi e possono così ignorare i timori per le crescenti tensioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita.

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