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Terrorismo frena ma non ferma il turismo in un 2015 da shock

L’annus horribilis in cui la Francia apre con l’attacco a Charlie Hebdo e chiude con le terribili stragi del 13 novembre, l’anno in cui il turismo tunisino è messo in ginocchio prima dalla strage dei crocieristi al Bardo e poi da quella dei bagnanti a Sousse, l’anno in cui fanno il giro del mondo le immagini dell’A-321 carico di turisti russi di ritorno da Sharm El Sheikh abbattuto sul Sinai. Fino agli spari di poche ore fa contro i turisti in visita alle Piramidi. Sono solo alcuni degli avvenimenti choc che hanno «tormentato» in questi ultimi 12 mesi anche il mondo del turismo cambiando le abitudini e frenando i viaggi ma non fermandoli. «Oggi anche la tragedia del terrorismo sia per gli agenti di viaggio che per i turisti stessi – spiega Jacopo De Ria, presidente di Fiavet, Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo – è diventata una delle cose da gestire e con cui convivere. È brutto dirlo, ma ci si ‘abitua’ un po’ a tutto. Se penso al periodo della Guerra del Golfo quando i telefoni delle agenzie non suonarono per settimane… Oggi è tutto diverso. Possiamo dire che senza dubbio ci sono stati cali sul turismo verso l’estero (del 3% circa), ma questo ha determinato addirittura aumenti dei clienti italiani in certe città italiane specialmente per l’ultimo dell’anno (ad esempio Firenze). Comunque dobbiamo dire che il turismo ancora non è uscito dalla crisi». A fare il punto sulle destinazioni estere è Luca Battifora, presidente di Astoi Confindustria Viaggi che associa oltre il 90% dei tour operator: «Il dato incoraggiante è che, finito l’effetto emotivo comprensibile subito dopo gli attentati, le persone non stanno rinunciando al proprio stile di vita e quindi ai viaggi. E lentamente si sta tornando alla normalità. Magari rispetto alle grandi capitali europee, per queste feste hanno scelto le città medie e piccole come ad esempio Siviglia, Lisbona e le capitali nordiche. E poi i Caraibi, Mauritius e le Maldive. Chiaramente ci sono stati grossi cali in Francia, in Turchia, in Tunisia, in Egitto». Caso a parte il Mar Rosso: ha scontato un Capodanno sotto tono (ma i charter stanno continuando a partire), ma secondo Battifora «si riprenderà presto, in quanto è una destinazione unica come rapporto qualità-prezzo». Tra le grandi città Roma sembra essere quella che ha patito di più. «Il flusso di turisti nel periodo di Natale e Capodanno – dice il presidente di Federalberghi Roma Giuseppe Roscioli – è stato inferiore di circa il 5% rispetto allo scorso anno. I motivi? L’effetto Giubileo che ha allontanato il turismo ordinario e lo choc degli attentati di Parigi e dello spettro terrorismo. Anche per la festa della Befana abbiamo registrato dei cali e prevediamo un gennaio fiacco. Sappiamo che per riprendersi da questi eventi ci vogliano almeno 2-3 mesi, quindi speriamo di venirne fuori per febbraio». A Firenze c’è stato un buon «effetto» Capodanno ma tutto – secondo il presidente di Federalberghi Francesco Bechi – si esaurisce in una notte, ma già dal 2 gennaio «le presenze turistiche crollano di quasi il 50%».

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