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Perchè scappano i manager di Zingaretti? Senza guida la AslRm3 e quella di Latina

Zingaretti vara la sua rivoluzione sanitaria, ridisegna la mappa delle Asl romane, tre invece che cinque, avvicendamenti di manager, apertura di un fronte con mille incognite sul piano della riconversione, dell’accompamento. Uomini, bilanci, strutture. Una operazione colossale che forse arriverà ad un qualche punto fermo tra un paio d’anni, a fine consiliatura. Intanto, lo dicono i giornali, la sanità frana, tutte le inaugurazioni di Pronto Soccorso non hanno impedito che si arrivasse al collasso nei giorni scorsi, e meno male che di pellegrini per il Giubileo se ne vedono pochi. Un mezzo disastro, comunque. Quello che gli uomini di Zingaretti non raccontano è l’altra faccia della medaglia, quella della mappa del potere sanitario laziale. Riassumiamo e completiamo il quadro. La prima nuova Asl, la Rm1, conserva la leadership del dg Talese e della sua squadra. Del resto la fusione era già in atto, non cambia niente. Tutto nuovo alla Rm2 nata dalle ceneri di B e C. Il commissario Flori Degrassi ha fatto campagna acquisti pescando un direttore amministrativo dalla defunta C, la Cavalli, e un direttore sanitario dall’Ifo, la Cerimele. Tris di donne, ma poltone vacanti all’Ifo appunto e allo Spallanzani (i due Irccs non sono ancora stati ri-divisi). Il problema è ancor più serio nella terza Asl, la ex D. Il direttore generale Panella si è spostato in Regione al posto della Degrassi, la Facente Funzione Pirola è scappata proprio in queste ore a fare il direttore sanitario a Lecco. In poche parole, non comanda più nessuno e storicamente è già la seconda o terza volta che accade in quella azienda sanitaria locale di frontiera ( un motivo ci deve pur essere). E’ la Asl che controlla Ostia e il litorale, tanto per capirci, può restare acefala a lungo? Perché fuggono i manager di Zingaretti? Mentre a Frosinone c’è il prode Macchitella, che non sa a che santo votarsi per sopravvivere agli attacchi della politica locale (e incombe il ricorso al Tar della manager cacciata, la Mastrobuono), a Latina improvvisamente scoprono di essere senza un direttore generale. Michele Caporossi ha preso cappello (forse prima di essere invitato ad andarsene, va detto) ed è andato a fare il dg dell’ospedale di Ancona. Qualcuno potrebbe pensare che la vita alla corte di Zingaretti e del capo della cabina di regia D’Amato sia particolarmente difficile per chi non è disposto a chinare il capo; non c’è controprova, naturalmente. Ma qualcuno ricorderà che anche un altro direttore generale, Alberti, lasciò la scorsa primavera l’Ifo – a sorpresa – per andare a governare una Asl torinese. Insomma, c’è parecchia confusione, e l’ultimo dei problemi del governatore è capire se tutto questo si rifletta poi sulla realtà sanitaria ai piani bassi, nella realtà della vita di ogni giorno. A proposito, come per gli allenatori a spasso, c’è un manager libero per lo scioglimento della sua azienda sanitaria locale, la RmC. Ma Saitto accetterebbe di trasferirsi in campagna, sulla poltrona rimasta libera della Asl Rm3? La telenovela continua-.

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