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CGIL/ Licenziamento ingiusto, in azienda con più di 5 addetti ci deve essere il reintegro

In caso di licenziamento disciplinare ingiusto il lavoratore deve essere reintegrato nel posto di lavoro, anche se l’azienda ha meno di 15 dipendenti: è quanto chiede la Cgil nella sua Carta dei diritti universali del Lavoro, sulla quale dal 18 gennaio i lavoratori saranno chiamati a discutere in vista della messa a punto di una proposta di legge di iniziativa popolare. Il sindacato guidato da Susanna Camusso, quindi, vorrebbe non solo ripristinare quanto previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e cancellato dal Jobs act con il decreto sul contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti, ma anche estendere il diritto a tutti i lavoratori. Sarebbero escluse dal reintegro automatico in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, secondo il testo, solo le aziende con meno di 5 addetti per le quali il giudice potrà decidere quale sanzione comminare (reintegro o risarcimento) in caso di licenziamento ingiusto. «Non vogliamo rincorrere il passato – spiega il segretario confederale Cgil responsabile dell’Organizzazione, Nino Baseotto – ma vogliamo ricostruire un diritto del lavoro che negli ultimi anni è stato strapazzato da interventi legislativi che non hanno tutelato la parte più debole». Per i licenziamenti con motivo oggettivo (quello ‘economico’, non legato alla condotta del lavoratore) considerati illegittimi sarà previsto un sistema risarcitorio collegato alla retribuzione. La Cgil propone anche di rafforzare la tutela processuale cancellando il contributo unificato (per chi intraprende una causa di lavoro), di rendere accessibile a tutti la giustizia del lavoro e di «ripristinare il ruolo del giudice nella valutazione della proporzionalità della sanzione». Con la proposta di un nuovo Statuto dei diritti la Cgil vuole innovare gli strumenti contrattuali «preservando quei diritti fondamentali riconosciuti senza distinzione a tutti perchè inderogabili e quindi universali». In particolare il sindacato di Corso d’Italia ribadisce il diritto a un compenso «equo e proporzionato», alla «libertà di espressione», al diritto a condizioni ambientali e lavorative sicure e al diritto al riposo ma anche alle pari opportunità e all’apprendimento permanente. E ribadisce la contrarietà sui controlli a distanza e la necessità di sostegno del reddito nel caso si perda il lavoro e di un reddito adeguato nel momento nel quale si va in pensione. «La proposta – dice Baseotto – è di oltre 90 articoli. La tutela sui licenziamenti è solo una parte. La cosa più importante è la sfera di applicazione della proposta. Riguarda tutto il lavoro, non solo quello dipendente ma anche quello parasubordinato e autonomo».

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