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FERRARA/ Inferno al poligono di tiro, tre morti. Tre gli indagati

Sono stati individuati tutti e tre i corpi (uno nel pomeriggio, gli altri due in serata) dei dispersi in seguito all’esplosione che si è verificata ieri mattina nel poligono di tiro privato di Portomaggiore. Dopo il ritrovamento si sono attivate subito le operazioni per il loro recupero. Intanto muove i primi passi l’inchiesta sulla tragedia. Sono scattati tre avvisi di garanzia, per concorso in omicidio e incendio colposi. Hanno raggiunto i titolari del poligono, padre e figlio, e la tesoriera dell’Associazione Asd Poligono. Erano tre le vittime, inizialmente considerate tecnicamente disperse: Lorenzo Chiccoli, 73 anni, pensionato e cacciatore, di Masi San Giacomo; Paolo Masieri, 47 anni, appassionato di soft air, fornaio e Maurizio Neri, 66 anni, di Borgo Sant’Anna (Masi Torello), pensionato. Per loro il Comune di Masi Torello ha già deciso il lutto cittadino mentre la corsa contro il tempo per trovare le salme era partita nel tardo pomeriggio di oggi con le operazioni preliminari per la messa in sicurezza del capannone del poligono. Ma quelle più importanti sono state fissate per domani mattina, quando si dovranno demolire o mettere in sicurezza le capriate del tetto. Per consentire questi preliminari nel pomeriggio la procura ha nominato come consulente tecnico d’ufficio l’ingegnere Cristiano Cusin, ex comandante dei vigili del fuoco di Ferrara. E contestualmente ha notificato i tre avvisi di garanzia che dalla primissima ipotesi di incendio colposo è stato rubricato in omicidio colposo. Il consulente della procura dovrà coordinare le operazioni di demolizione e messa in sicurezza e soprattutto le ricerche dei corpi e reperire con la squadra di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco e della scientifica dei carabinieri tutti gli elementi che potranno essere fonte di prova dell’inchiesta aperta dalla procura. Occorrerà, come accaduto nelle operazioni preliminari all’ esterno in prossimità dell’ingresso, setacciare metro dopo metro l’area del capannone: ed è stato proprio qui che sono stati trovati i primi resti umani. Poi, una volta sotto le capriate in sicurezza o distrutte, si dovrà selezionare e raccogliere reperti che possano indicare le cause dell’incendio e della morte al primo piano delle tre persone, rimaste, di fatto, intrappolate all’interno. L’inchiesta aperta dalla procura dopo la tragedia, dunque, sta già avanzando. E dovrà accertare se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza, spiegare perché i tre, che si trovavano al piano superiore, siano rimasti intrappolati, tentando di uscire: l’indagine dovrà accertare se vi fossero i maniglioni antipanico che aprono dall’interno le porte, anche se nel caso di poligoni di tiro vi sarebbe una normativa differente da quella antincendio e di sicurezza, che prevede che non vi debbano essere: per ragioni di sicurezza infatti l’apertura dei portoni sarebbe azionata (per impedire a persone, in questo modo sotto controllo, di uscire con un’arma) da chi controlla la struttura e che dovrebbe però sganciarsi in casi di emergenza.

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