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LA RICERCA/ Omocisteina, proteina-chave nel recupero funzionale degli amputati

E’stato pubblicato su “Medicine”, una delle principali riviste di medicina interna con Impact Factor 5.7, un lavoro dell’equipe dell’UOC Neuroriabilitazione 4 della Fondazione Santa Lucia che ha studiato l’incidenza dell’omocisteinemia nei pazienti amputati d’arto inferiore e il suo potenziale ruolo nel recupero funzionale dei medesimi. L’omocisteina è una proteina normalmente presente nel circolo sanguigno che si forma normalmente dalla trasformazione della metionina, un aminoacido essenziale introdotto con la dieta. A volte un difetto genetico o una dieta squilibrata determinano un eccessivo aumento di omocisteina nel sangue (Iperomocisteinemia), che è un fattore di rischio indipendente per determinare aterosclerosi e tutte le patologie ad essa legate (ictus, infarto del miocardo, amputazione d’arti inferiori).
Mentre è stato ben studiato il rapporto tra ictus ed iperomocisteinemia, pochissimi studi hanno valutato il ruolo dell’omocisteina negli amputati d’arto inferiore per vasculopatia aterosclerotica.Nel lavoro pubblicato sono stati studiati 91 pazienti amputati d’arto inferiore per vasculopatia e 44 amputati d’arto inferiore per cause non vascolari (tumori e traumi). E’ stato testato il dosaggio dell’omocisteina in tutti i pazienti ed è stata fatta una correlazione statistica tra i livelli ematici dell’omocisteina e l’outcome funzionale – dopo il trattamento riabilitativo – mediante l’Indice di Barthel (un questionario che valuta il grado di autonomia in diverse attività della vita quotidiana).
L’analisi dei dati ha evidenziato come gli amputati per cause vascolari abbiano dei valori di omocisteina più alti degli amputati non vascolari e come, nell’ambito della prima categoria quanti avevano valori di omocisteinemia nel range di normalità presentassero un miglior recupero funzionale.
Altro risultato sorprendente è stato quello di riscontrare come solo il 7% degli amputati vascolari era già stato esaminato per tale fattore di rischio. In tutto il percorso clinico, dai primi segni di aterosclerosi agli arti inferiori con dolori ai polpacci durante il cammino all’amputazione, il paziente è seguito spesso negli anni da specialisti diversi e raramente è stato richiesto il semplice dosaggio di tale proteina nel sangue. Un esame poco costoso e che consentirebbe di impostare una terapia farmacologica. Anche la terapia del resto è poco costosa in quanto consiste nell’integrare la dieta con acido folico e vitamina B.
L’indicazione che lo studio in questione porta alla comunità scientifica è dunque quello di monitorare il paziente con vasculopatia aterosclerotica anche per l’omocisteinemia, adeguandone il trattamento in caso di valori elevati poichè questo rallenterebbe il decorso della malattia e renderebbe più efficace la riabilitazione e l’uso della protesi.
Brunelli S, Fusco A, Iosa M, Ricciardi E, Traballesi M. “Functional Outcome After Lower Limb Amputation: Is Hyperhomocysteinemia a Predictive Factor? An Observational Study.”

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