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Obama prepara l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione, ottimista e non tradizionale

Un discorso sullo Stato dell’Unione «non tradizionale», e soprattutto «ottimista». È quello che Barack Obama intende pronunciare martedì prossimo, quando per l’ottava ed ultima volta, presenterà al Congresso ed alla nazione i risultati ed gli obiettivi ancora da raggiungere, come prescrive la Costituzione. Ma quest’anno sarà diverso da quelli passati, anche e soprattutto perché con questo discorso inizia il lungo addio che il presidente si prepara a dare, nel gennaio del 2017, alla Casa Bianca. «Quello su cui mi voglio concentrare in questo discorso sullo Stato dell’Unione non sono solo gli importanti progressi che abbiamo ottenuto – ha spiegato lo stesso presidente in un video pubblicato dalla Casa Bianca su Youtube – non solo quello che voglio fare nel prossimo anni, ma anche le cose che dobbiamo fare insieme negli anni a venire: le grandi cose che ci garantiranno un’America più forte, migliore e più prospera per i nostri figli». «Non credo di essere mai stato più ottimista per l’anno che inizia di quanto lo sia stato quest’anno», ha aggiunto Obama nel video. E anche se le elezioni di novembre, la cui campagna elettorale entrerà ufficialmente nel vivo nelle prossime settimane con l’inizio delle primarie, potrebbero non essere mai menzionate nel discorso, è evidente che questo il tono, e gli argomenti, che verranno scelti da Obama segneranno quelli delle campagne democratiche per mantenere la Casa Bianca e per cercare di conquistare il Congresso.
Tra i successi che Obama potrà rivendicare durante il suo discorso vi è, a livello internazionale, l’accordo sul nucleare iraniano, la normalizzazione delle relazioni con Cuba e l’accordo sul clima. Mentre a livello di politica interna, il presidente ricorderà come quest’anno sia riuscito a chiudere con il Congresso l’accordo sul bilancio senza il braccio di ferro degli anni passati. E soprattutto potrà rivendicare gli ultimi dati sull’occupazione che indicano come nel 2015 si siano creati 2,6 milioni di posti di lavoro, il secondo anno migliore anno per la creazione di posti di lavoro dal 1999. Un segnale del fatto che la crisi finanziaria ed economica in cui Obama aveva trovato il Paese nel 2009 sembra lasciata ormai alle spalle. «Insieme come nazione abbiamo affrontato delle scelte difficili» ha detto il capo dello staff della Casa Bianca, Denis McDonough, sottolineando come il presidente come ricorderà quanto fosse differente con l’America sull’orlo della Grande Recessione, l’atmosfera del suo primo discorso nel 2009. «Abbiamo ancora lavoro da fare ma non ci sono dubbi: insieme abbiamo risollevato l’America», ha aggiunto
I repubblicani hanno scelto – per la terza volta consecutiva – una donna, Nikki Haley, governatore della South Carolina e astro nascente del partito, per la riposta che, tradizionalmente, il partito che non ha la Casa Bianca riserva al discorso sullo Stato dell’Unione al presidente. «Credo che Nikki rappresenti una grande leader repubblicano, è un governatore riformista concentrata su crescita ed opportunità ed ha una grande storia personale» ha detto lo Speaker della Camera, Paul Ryan, della 43enne figlia di immigrati indiani, prima donna, e prima appartenente ad una minoranza etnica, alla guida dello stato del Sud. Ma c’e’ chi ritiene che questa tradizione sia riduttiva – l’esponente repubblicano parla da solo di fronte ad una telecamera, senza pubblico – ed ormai anacronistica nell’era dei social media. Ed infatti molti senatori e deputati repubblicani sono pronti a rispondere al messaggio di Obama già con un’ondata di tweet in diretta dall’interno dell’aula. Ma rinunciare del tutto a quella che ormai è una tradizione cinquantennale – era il 1966 quando Gerald Ford, il futuro presidente allora deputato del Michigan, rispose al discorso del democratico Lyndon Johnson – sarebbe stato sprecare un’opportunità, sostengono altri. «Non è la migliore vetrina, ma dobbiamo usarla non dobbiamo rinunciare terreno in favore degli avversari», ha detto a The Hill il deputato texano Roger Williams

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