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Renzi lasci perdere i proclami e pensi a come salvare gli italiani in miseria

Dalle grandi riforme al nodo delle unioni civili. Qualcuno spieghi a Matteo Renzi che i veri, drammatici problemi dell’Italia sono altri, e sono veramente urgenti. Lo ha ribadito in tv (ma il premier non guarda certi approfondimenti, evidentemente) è il presidente dell’Inps Tito Boeri, uno che con Palazzo Chigi ha un rapporto di odio-amore ad intermittenza: la vera emergenza sociale in Italia è «quella dei poveri e delle persone che perdono lavoro con più di 55 anni, poi ci sono i giovani». Troppa gente è al limite, nel nostro paese, ed ha bisogno di aiuto immediato. Ma l’Italia, che pure di povertà e miseria se ne intende, non è attrezzata a gestire la situazione generale. Serve una politica capillare e ad amplissimo raggio, servono uomini, mezzi, strutture per realizzare e coordinare una rete a maglie strette che tolga chi sta per annegare dal pericolo. Questa è la vera operazione di fiducia e di credibilità. La solidarietà, la beneficenza, la carità sono un’altra cosa. Lo Stato deve farsi carico di tutto quel che serve, deve evitare che chi si trova nei guai vada a fondo per qualsiasi motivo, considerando che nella maggioranza dei casi è la stessa amministrazione a creare i problemi maggiori. I termini etici, l’equità sociale suonano astratti, ma per un cambio di mentalità, di approccio da parte di Palazzo Chigi e del Parlamento non ci vuole molto. Basta una presa d’atto. E si tenga conto di una cosa, anche se può apparire paradossale: il mettere in piedi una macchina gigantesca che salvi gli italiani che hanno bisogno crea ricchezza e non la toglie né la consuma. Si tratta di creare posti di lavoro, competenze e professionalità; e di rimettere in piedi e quindi in circolo milioni di italiani, portandoli a vivere, a consumare, a spendere. Quel che serve, insomma.

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