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Farmacista suicida, il Csm: doveroso il sopralluogo del Pm

Secondo le incolpazioni formulate dal procuratore generale della Cassazione, che il 18 dicembre ha avviato l’azione disciplinare per il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini, nel caso della farmacista suicida Vera Guidetti il magistrato avrebbe violato i doveri di diligenza e correttezza, nonché le norme processuali. Ma per il plenum del Csm che negli scorsi mesi aveva archiviato per lui il procedimento per incompatibilità ambientale con la città di Bologna, il comportamento del Pm fu corretto quando sentì la donna come testimone, nell’indagine su un furto di gioielli. E il sopralluogo nella casa dove Guidetti si uccise dopo aver somministrato una dose letale di insulina alla madre fu «una condotta moralmente doverosa». Intanto il procuratore aggiunto è stato nuovamente oggetto di minacce di morte: «La misura è colma, Giovannini verrà ammazzato», ha detto una voce maschile in una chiamata alle forze di polizia nel pomeriggio. L’azione disciplinare promossa dal Pg Pasquale Ciccolo si basa sul fatto che Giovannini, il 9 marzo, continuando a interrogare in questura come persona informata sui fatti la farmacista, anche dopo il sequestro di oggetti da lei mostrati alla polizia, ricevuti dal sospettato del furto, avrebbe «gravemente e colpevolmente violato le norme processuali, per inescusabile trascuratezza verso le relative garanzie difensive a tutela dell’indagata». Di diverso avviso il Csm che, nel valutare l’incompatibilità, evidenziò che «non risultano indebite pressioni» sulla donna. La circostanza che Guidetti sia stata sentita senza l’assistenza di un difensore, anche dopo la scoperta degli oggetti, «si giustifica con la necessità investigativa, ritenuta al momento preminente, di concludere la sua assunzione sulle circostanze immediatamente emerse», mentre alla stessa era stata data copia del verbale anche al fine di eventuale impugnazione o riesame. Garanzie, «in quel momento investigativo, necessarie e sufficienti a salvaguardare la sua posizione». Anche sulla presenza di Giovannini nella casa dove era avvenuto l’omicidio-suicidio, e dove si trovò un biglietto di Guidetti con scritto che il procuratore aggiunto non le aveva creduto e l’aveva trattata come una criminale, diverse sono le impostazioni. Per il Pg si trattò di «comportamento scorretto», un’intromissione nei confronti del Pm di turno Morena Plazzi, che non sarebbe stata avvisata. L’archiviazione del Csm parla di una condotta «moralmente doverosa» di Giovannini e cita la relazione del Pg di Bologna Marcello Branca che definisce il gesto «di istintivo e naturale contenuto etico». Informato dalla stessa Plazzi e dalla polizia giudiziaria del reperimento del biglietto che faceva riferimento a lui «non sarebbe stato esigibile un comportamento diverso nella gravità della situazione manifestatasi». Giovannini ha fatto domanda per il posto da procuratore capo a Bologna, vacante dall’estate scorsa. Il pg ha due anni per chiudere la sua istruttoria e chiedere alla Sezione disciplinare del Csm il rinvio a giudizio o l’archiviazione.

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