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Istituto superiore di sanità, il Tar del Lazio boccia il commissariamento del 2014

Roma - L'edificio che ospita l'ISS in viale Regina Margherita

Il disavanzo di competenza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) negli anni 2011 e 2012 non era tale da giustificare il commissariamento dell’ente. È questa, in sintesi, la motivazione principale con cui il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (Tar, Sezione III Quater) ha accolto parzialmente, con una sentenza depositata l’8 gennaio scorso, un ricorso presentato da due ex consiglieri d’amministrazione dell’Iss (Paolo Di Loreto e Alessandro Cosimi) contro i ministeri della Salute e dell’Economia e l’attuale presidente dell’Iss, Walter Ricciardi. Per il tribunale, “in base alla valutazione complessiva delle condizioni economiche, patrimoniali e finanziarie risultanti di Rendiconti dell’istituto per gli anni 2011 e 2012 non emerge una situazione di crisi tale da non poter assicurare l’assolvimento delle funzioni indispensabili ovvero non consentire all’ente di fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti di terzi”.

Alla base della nomina del commissario – che era stata disposta dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin nell’estate del 2014 – proprio il presunto forte disavanzo. Per i giudici amministrativi, però, “non può essere in alcun modo negata la sussistenza di un comportamento colposo in capo ai citati ministeri in quanto il contestato commissariamento è stato adottato in palese violazione delle circolari del ministero dell’Economia e delle Finanze che avevano individuato i presupposti per poter ritenere sussistente una situazione di disavanzo di competenza’”.

Il ricorso aveva come obiettivo l’annullamento dell’atto di commissariamento e il risarcimento danni. Tuttavia, si legge nella sentenza, per quanto riguarda l’impugnazione dell’atto “deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse”, considerando che oggi il commissariamento si è concluso e il Cda è stato rinnovato. Accolta invece, seppure in parte, la richiesta di risarcimento. I giudici amministrativi condannano, infatti, i due dicasteri competenti a risarcire i consiglieri ricorrenti per gli emolumenti non corrisposti durante il periodo contestato e a pagare le spese legali per un totale di 12 mila euro.

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