| categoria: economia

Privatizzazioni lente e deflazione, i rischi sul debito

Non è solo il deficit l’unico parametro a cui l’Italia deve porre attenzione nel confronto sulla flessibilità a Bruxelles

Bruxelles - Il debito fuori bilancio intacca la flessibilità richiesta dall'Italia

E non è solo il deficit ad essere a rischio di ricalcolo se, come si teme, gli obiettivi di crescita per quest’anno dovessero essere rivisti al ribasso. Il Pil influisce infatti anche sul debito e lo fa a livello nominale, tenendo conto cioè dell’andamento dei prezzi, in questo momento estremamente sfavorevole per i calcoli di finanza pubblica. Più bassa è l’inflazione, infatti, meno aumenta il Pil e sale quindi il rapporto con il debito. E in tempi di petrolio in picchiata non è affatto peregrino il timore di un nuovo tuffo nelle pericolose acque della deflazione.

A tutto svantaggio quindi dei calcoli statistici, che dovranno fare probabilmente i conti anche una ripresa economica più lenta del previsto. Il governo ha smentito oggi le indiscrezioni secondo le quali, nell’ambito della sua battaglia per la flessibilità in Ue, l’esecutivo avrebbe intenzione di proporre una revisione del fiscal compact a livello europeo. Roma aggiornerà ufficialmente le stime nel Def di primavera, ma la crescita 2015 ferma a +0,8% potrebbe avere un effetto trascinamento su quest’anno che potrebbe pesare sul +1,6% previsto finora.

La discesa del debito dal 132,8% di fine 2015 al 131,4% (il primo calo in 8 anni, come ribadiscono spesso Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan) dovrà inoltre fare i conti anche con il possibile slittamento del programma di privatizzazioni. Il Tesoro ha previsto, e prevede ancora ufficialmente, di quotare sul mercato entro il 2016 l’Enav e il 40% delle Ferrovie dello Stato, con un incasso pari allo 0,5% del Pil da destinare proprio alla riduzione del debito pubblico. Ma anche in questo caso bisogna adeguarsi alla congiuntura: l’inizio dell’anno ha segnato per i mercati una debacle che ha fatto rivivere i momenti peggiori della crisi economica.

Lanciare in condizioni simili un’operazione di collocamento sarebbe come minimo controproducente e per questo lo stesso ministro dell’Economia, pur non rimangiandosi alcun punto del programma già partito con Enel e Poste, si è comunque mostrato ultimamente estremamente prudente sulla tempistica delle prossime cessioni, a partire dall’Ipo di Ferrovie. Se le trattative con l’Ue sulla flessibilità sembrano in questo momento estremamente tese, sembra ormai invece avviato a soluzione il nodo bad bank. Una risposta alla proposta italiana dovrebbe arrivare a breve, se non all’inizio della settimana probabilmente in quella successiva. Il governo ha peraltro pronto anche il testo di riforma delle Bcc.

Il provvedimento potrebbe arrivare sul tavolo del cdm di mercoledì, ma per non appesantire troppo la prossima riunione di governo, dedicata in gran parte ai decreti di riforma della p.a., non è escluso che possa slittare a fine gennaio. Potrebbe così sommarsi ai decreti ministeriali «salva-risparmiatori» che, secondo Raffaele Cantone, saranno infatti pronti proprio entro la fine del mese.

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