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Taekwondo, flop azzurro. Niente olimpiadi per Molfetta

È assai sbiadito l’azzurro del taekwondo, dopo il torneo di qualificazione ai Giochi di Rio andato in scena a Istanbul. In Turchia si è materializzata una delusione forte: non ci saranno atleti italiani in lizza per questa disciplina, alle Olimpiadi brasiliane del prossimo agosto. Delusione e amarezza, ma anche impotenza, per chi andava a caccia del pass a cinque cerchi e che, invece, rimarrà a casa. Il più deluso di tutti è ovviamente Carlo Molfetta, oro olimpico a Londra 2012, che, nella categoria +80 chili, ha perso in semifinale contro il britannico Mahama Cho. «È stato un incontro particolare – racconta all’Ansa l’olimpionico – il mio avversario è andato in vantaggio poi, sull’1-1, mi ha dato un calcio al viso e stranamente sono usciti sei punti, non tre. Ero in fase d’attacco, poi mi ha colpito ancora con un calcio, ma gli arbitri hanno affermato il contrario, assegnandogli quattro punti. Eravamo in quattro per due posti, bisognava qualificarsi prima, ma il quadriennio è andato così. Ho fatto quel che potevo. Vedremo per il futuro, sono grande e vaccinato per superare questo momento-no, ma non abbastanza giovane per andare avanti come atleta. Devo adesso valutare il futuro a breve termine». L’Italia ha pagato la scarsa esperienza di tre dei quattro atleti: nella categoria -49 kg la ventenne Erica Nicoli ha perso in semifinale contro la serba Bogdanovic; nella -57 kg la appena 18enne Licia Martignani si è arresa negli ottavi alla finlandese Mikkonen, quindi nella -80 un altro 18enne, Roberto Botta, ha ceduto in semifinale contro il norvegese Ordeman. «Hanno preso il bronzo, ma dovevano mettersi al collo almeno un argento – spiega il segretario federale, Angelo Cito – tre su quattro erano alla prima esperienza di qualificazione alle Olimpiadi, stiamo parlando di atleti molto giovani. Resta il rammarico, anche se hanno perso contro gente molto esperta. C’è stato un cambio generazionale nel movimento del taekwondo e c’è da dire che sicuramente si sono battuti benissimo. Era messo in conto di non andare a Rio, anche se la speranza era l’ultima a morire…».

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