| categoria: Il Commento

Unione Europea e Renzi in rotta di collisione?

di Maurizio Del Maschio
Il punto di domanda è d’obbligo, perché non è ancora chiaro come questo scambio di battute finirà. Forse occorrerà attendere la prossima visita del Presidente della Commissione UE in Italia per capire come andrà a finire. Negli ultimi giorni Jean-Claude Juncker e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi si sono scambiati una serie di dichiarazioni insolitamente dure, tanto da far capire che i rapporti tra la Commissione e il governo italiano sono piuttosto tesi. A ben guardare, lo scontro dura da mesi, ma si è intensificato negli ultimi giorni. In una conferenza stampa tenuta venerdì scorso, Juncker ha affermato: “Ritengo che il Primo Ministro italiano, che amo molto, abbia torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione; non capisco perché lo faccia”. La replica di Renzi non si è fatta attendere affermando che è finita l’epoca in cui l’Italia si faceva “telecomandare da
Bruxelles”. Ciò costituisce un’implicita ammissione: che l’Italia si è piegata al volere dell’UE quando il governo Berlusconi fu costretto a dimettersi, ledendo la volontà degli Italiani e non interpellandoli riguardo al futuro del loro governo. In altri termini, già allora fummo posti sotto la tutela dell’UE con la sospensione della sovranità democratica che dura tuttora. Peraltro, nelle sue smargiassate, il capo del governo tuona molto forte in casa propria, ma quando si trova a tu per tu con i suoi ostici interlocutori a Bruxelles il sua atteggiamento è molto meno guascone.
Ci sarà tempo e spazio per smascherare le pseudo-riforme e le prodezze renziane che rischiano di avere conseguenze molto costose per gli Italiani, ma ora non si può non riflettere sulle parole di Juncker giunte dopo un periodo di polemiche innescate dal governo italiano nei confronti della Commissione su numerose questioni. Non va dimenticato che lo scorso 19 dicembre Renzi aveva aspramente criticato la Germania e implicitamente la Commissione per le politiche europee iguardanti l’energia e l’unione bancaria, temi che interessano molto all’Italia ma sui quali la Germania ha assunto un atteggiamento molto cauto. Inoltre, da mesi Renzi ha inasprito la sua retorica anti-europea, facendo sempre più frequenti riferimenti ai “burocrati” di Bruxelles, al rigore imposto dalla Germania e ai sacrifici non ricompensati fatti dall’Italia. Juncker, che ritiene ingiuste queste critiche, non lo ha certo dimenticato. Chi scrive ha più volte aspramente stigmatizzato quel carrozzone burocratico e mangiasoldi che ha tradito gli intenti degli ideatori dell’Europa, ma non ha neppure mancato di segnalare la pericolosità del dilettantismo allo sbaraglio che sembra essere incarnato dal nostro governo nazionale sostenuto da una maggioranza parlamentare du dubbia legittimità a seguito di una nota sentenza della Corte Costituzionale. Non ha neppure omesso di accusare il nostro Presidente del Consiglio di farsi bello con le penne del pavone quando, tagliando nastri, si è attribuito meriti non suoi. Lo ha fatto anche sul tema della flessibilità e su questo terreno non bastano i media compiacenti che battono la grancassa a suo supporto.
Fin dal suo insediamento, nel novembre 2014, la Commissione Juncker ha più volte espresso la sua
disponibilità a concedere una maggiore flessibilità sui conti pubblici degli Stati membri, anche
davanti alla contrarietà dei Paesi più intransigenti e rigorosi come la Germania e suoi alleati nordici.
Pure in occasione della crisi greca della scorsa estate la posizione della Commissione è stata più
incline al compromesso rispetto a quella tedesca. Inoltre, uno degli impegni più importanti assunti
dalla Commissione è stato quello sull’immigrazione, sull’onda dell’emergenza. Secondo Renzi, la
Commissione non ha comunque fatto abbastanza, ma sarebbe stato ingenuo ritenere che il
colabrodo italiano potesse essere avallato dagli altri membri dell’UE.
Forse, dietro i nuovi attacchi di Renzi alla Commissione ci sono pure motivi di politica interna. La
questione delle banche ha indubbiamente indebolito i consensi a Renzi, al suo governo e alla
maggioranza che lo sostiene. Atteso lo scarso appeal che l’UE ha ora sugli Italiani, attaccare
Bruxelles vorrebbe essere un modo abbastanza sicuro per sottrarre consensi ai principali avversari
del PD, soprattutto al Movimento 5 Stelle e alla Lega che, non va dimenticato, ha fatto dell’ostilità
all’UE un suo cavallo di battaglia che gli ha portato un rilevante aumento di favore popolare.
La strategia renziana è potenzialmente pericolosa per gli Italiani. Non va dimenticato che la
Commissione ha fino ad ora respinto tutte le proposte di creazione di una “bad bank” italiana, una
società sostenuta dai soldi pubblici e creata al solo scopo di ripulire i bilanci delle banche italiane
dai crediti dichiarati inesigibili. Trattandosi di un aiuto di Stato, un simile intervento deve essere
autorizzato dalla Commissione.
Se lo scontro dovesse continuare potrebbero esserci conseguenze anche sui pareri che la
Commissione dovrà pronunciare sulla legge di stabilità italiana la prossima primavera. Va detto che
l’Italia, nel corso del suo semestre di presidenza, ha fatto di tutto per ottenere maggiori margini di
flessibilità ma non è pienamente riuscita nell’intento, non ha ottenuto tutto ciò che il governo
sperava. Quella approvata in Italia lo scorso dicembre spinge ai limiti i margini di flessibilità
concessi dalla Commissione e, secondo alcuni analisti, li supera. Se la Commissione dovesse
ritenere che la nostra legge di stabilità non rispetta le regole europee e mette a rischio il bilancio
dell’Italia, ha la facoltà di chiedere modifiche. Qualora l’Italia non dovesse adeguarsi, la
Commissione può decidere di aprire una procedura di infrazione che, dopo un lungo e farraginoso
iter, può sfociare in una sanzione monetaria, anche se finora non ci sono precedenti del genere.
Lo scorso ottobre Renzi aveva già espresso il suo pensiero riguardo alle potenziali critiche della
Commissione nei confronti della legge di stabilità: “Se Bruxelles ti boccia la legge di stabilità tu
gliela restituisci tale e quale e fa uno pari”. Di fronte al suo puerile e impulsivo atteggiamento, il
ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha cercato di gettare acqua sul fuoco della polemica
precisando che non c’è alcuna volontà di offesa, ma un “atteggiamento costruttivo” (sic!). Il rischio
è che alla fine paghi Pantalon, cioè i cittadini Italiani già ora vessati da un fisco esoso e iniquo. Ma
delle vere riforme, quelle davvero necessarie e urgenti, non c’è ancora traccia e il tempo passa…

Ti potrebbero interessare anche:

Bersani si turi il naso e tratti con il Pdl. Il paese non può aspettare
Dubbi sulle riforme, cambiare in peggio non è ciò di cui l'Italia ha bisogno
I poteri forti esistono, eccome
L'ennesima replica del teatrino della politica
CENTINAIO,HO PROPOSTA PER EMERGENZE XYLELLA E GELO IN PUGLIA
Raggi, tre anni passati invano. Cosa possiamo sperare ancora?



wordpress stat