| categoria: sanità Lazio

IL PUNTO/ Perchè la sanità del Lazio è sempre a metà del guado

DI Giuilio Terzi
«Vedo oggi qui seduti molti direttori generali delle aziende del Lazio: a loro voglio dire: la Regione Lazio ha messo la bicicletta, ma ora dovete pedalare». Lo ha detto Alessio D’Amato, responsabile cabina di regia della Sanità del Lazio durante la conferenza stampa di presentazione dei futuri lavori di ristrutturazione di diversi Ospedali nella Regione. «Ci aspettiamo – ha aggiunto – un aumento della operatività, un miglioramento nelle degenze post-operatorie, cioè elementi di performance importanti accanto all’edilizia. Gli interventi – ha sottolineato – avranno un arco temporale fino al collaudo simile a quello sperimentato per il Giubileo. Il più lungo sarà quello di Latina, per gli altri si parla di 4-6 mesi, e tutti i progetti saranno approvati dal Nucleo di valutazione regionale. Da parte della Cabina di regia ci sarà un’attenzione costante. Questo è un punto importante, che si affianca allo sblocco della terza fase dell’articolo 20 da parte del ministero, fondi nazionali con il 5 per cento a carico della Regione. Ci sono Regioni che sono già alla quarta-quinta fase: ci aspettiamo dal ministero della Salute lo sblocco dei fondi che – ha concluso – sarà un grande elemento di innovazione». Vale la pena talvolta riportare fedelmente le comunicazioni dei dirigenti pubblici per inchiodarli alle loro responsabilità. Le dichiarazioni di cui sopra si riferiscono all’annuncio del governatore Zingaretti di utilizzare quella manciata di milioni recuperati dalla evasione dei ticket per operazioni di edilizia sanitaria. Bene. Assolutamente legittimo e positivo. Ma dai toni, dalle espressioni si evince che quei dirigenti regionali abbiamo le idee poco chiare sulla realtà della sanità laziale, sulle sue criticità, sulle strategie da adottare per portarla ad un livello di decenza. Se le cose non funzionano il problema, si dice sempre, è nel manico. Se a Viterbo è stata crisi, se a Frosinone è tuttora crisi profonda, se a Latina non sanno a che santo votarsi, se i Pronto Soccorso sono andati in pezzi nelle scorse settimane, se i sotterranei del San Camillo sono governati dalla repubblica indipendente dei clochard, se la Asl RmD, ribattezzata Romatre è nel caos, se Ifo e Spallanzani sono a un passo dalla rivolta ci saranno delle precise responsabilità. E di chi se non della Cabina di regia, incapace di governare e dei manager di fiducia di Zingaretti . Con i soldi del Giubileo sono stati “rinfrescati” ospedali e Pronto Soccorso. Ma non si sono risolti i problemi. Ora si può pensare che una manciata di milioni pur mirati per opere di edilizia sanitaria cambino sostanzialmente la situazione? Ci sarà un motivo se altre regioni hanno sistemato le emergen ze sanitarie e sono ripartite e il Lazio è ancora a metà del guado? Non siamo ancora usciti dalle secche del piano di rientro, abbiamo ancora un sub commissario governativo, siamo ancora senza un assessore alla sanità. E abbiamo ancora irrisolti i problem i di fondo, nessuno è riuscito a mettere ordine sul serio, ad abbattere le liste di attesa. Ambulatori del week end, case della salute, tutte aspirine per una realtà malata. Serve una cura da cavallo. Ma servono soprattutto dirigenti capaci

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